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Papa Francesco e Kareckin II durante la visita in Armenia

KEYSTONE/AP/ANDREW MEDICHINI

(sda-ats)

Nuovo affondo della Turchia contro Papa Francesco. Dopo che il vicepremier, Nurettin Canikli, aveva già accusato Bergoglio di mostrare una "mentalità delle Crociate", oggi è stata la volta del ministero degli Esteri.

Ha diffuso un comunicato in cui si sottolinea quanto la Turchia sia "delusa" e nel quale si accusa il Papa di "discriminazione su base religiosa" e di non avere un "approccio conciliante".

E il prossimo passo, riferisce la stampa ad Ankara, potrebbe essere la convocazione della rappresentanza diplomatica della Santa Sede in Turchia per esprimere il proprio disappunto rispetto a quella parola, "genocidio", usata dal Papa nella sua visita in Armenia.

Una parola che proprio non va giù al governo di Erdogan, anche se il Papa ieri ha sottolineato che non ha mai usato quel termine per offendere. "In Argentina - ha detto ai giornalisti sul volo di ritorno da Erevan - quando si parla di sterminio degli armeni sempre si usa la parola genocidio. Non ne conoscevo un'altra. Solo quando sono venuto a Roma ho sentito un'altra parola, il "grande male", la tragedia terribile. E mi hanno detto che l'altra era offensiva".

"Per il mio passato con questa parola, per averla già usata pubblicamente, sarebbe suonato molto strano se non l'avessi usata. Ma non l'ho mai detta - ha tenuto a sottolineare Francesco - con animo offensivo".

Toni concilianti che però non ammorbidiscono Ankara che sembra volere riaprire una nuova crisi diplomatica, dopo quella di un anno fa sullo stesso tema. Allora, era il 12 aprile del 2015, il Papa usò, per la prima volta, la parola "genocidio" per definire il massacro degli armeni di cento anni fa. In quell'occasione fu prima convocato il Nunzio apostolico per esprimere il proprio "disappunto" e quindi fu richiamato in patria l'ambasciatore turco presso la Santa Sede, Mehmet Paaci. Era tornato al suo posto in Vaticano solo a febbraio di quest'anno.

Per la sede diplomatica vaticana ad Ankara il Papa aveva scelto poco tempo fa come Nunzio l'americano mons. Paul Fitzpatrick Rusell che però non ha ancora presentato le credenziali. Dovrebbe dunque essere monsignor Angelo Accattino, consigliere della Nunziatura, ad affrontare questa prima nuova pagina di tensione tra il Vaticano e lo Stato che ospitò Bergoglio a novembre di due anni fa.

sda-ats

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