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Edward Snowden

KEYSTONE/FR132414 AP/MARCO GARCIA

(sda-ats)

Edward Snowden e Julian Aggange, i paladini dell'informazione libera, eroi nella battaglia contro i segreti di Stato, adesso litigano sull'approccio che la loro "crociata" deve assumere: più responsabile secondo Snowden, senza filtri stando ad Assange.

E l'ultimo "colpo" di Wikileaks a scatenare la baruffa, ovvero la diffusione delle email scovate con un'intrusione nel sistema informatico del comitato nazionale democratico e rivelate alla vigilia della convention di Filadelfia facendo per un attimo tremare il partito che si accingeva a incoronare Hillary Clinton prima candidata per la presidenza degli Stati Uniti.

Le due "talpe" si fronteggiano a colpi di tweet, il primo che invita ad un approccio più responsabile e il secondo che gli dà dell'opportunista, fono ad accusarsi di volersi ingraziare Hillary Clinton nella speranza che questa usi clemenza nei suoi confronti nell'eventualità che venga eletta presidente.

"Democratizzare l'informazione non è mai stato più vitale e Wikileaks ha aiutato. Ma la loro ostilità anche a un livello modesto di cura è un errore", scrive Snowden sul suo profilo Twitter. "Snowden, il tuo opportunismo non ti frutterà la clemenza di Clinton", risponde Wikileaks, ovvero Assange.

Entrambi vivono "in fuga", lontani dagli Stati Uniti dove entrambi dovrebbero rispondere alla Giustizia se tornassero a mettervi piede. Snowden è in esilio in Russia mentre Assange vive da quattro anni nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra guardato a vista dalle forze dell'ordine britanniche pronte ad arrestarlo nel omento in cui dovesse lasciare la sede di rappresentanza diplomatica.

Eppure entrambi per un attimo sono protagonisti di questa campagna elettorale americana dove sono due le parole chiave, fiducia e paura: la fiducia che Hillary Clinton deve guadagnarsi con un'operazione trasparenza dagli esiti tutt'altro che scontati, la paura su cui Donald Trump si gioca tutto e che passa anche attraverso il timore di una nuova vulnerabilità informatica che mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

E allora eccola la strada che si divide per le talpe 2.0, con Assange che promette (o minaccia) la diffusione di altre email compromettenti e Snowden che frena con il suo richiamo alla responsabilità. Del resto anche per il "Datagate" nel 2013 Edward Snowden aveva preferito lavorare con un selezionato gruppo di giornalisti per la diffusione dei documenti relativi al sistema di sorveglianza dell'Nsa al contrario di Assange e di Wikileaks che avevano sempre preferito l'approccio 'open' e senza filtri. Questa volta però lo strappo potrebbe essere definitivo.

sda-ats

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