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La Spagna ha raggiunto oggi quota 300 giorni senza governo, con un esecutivo uscente, quello del Pp Mariano Rajoy, incaricato di gestire gli affari correnti.

La crisi politica infinita di Madrid è iniziata con le politiche del 20 dicembre scorso, che hanno posto fine al tranquillo bipartitismo Pp-Psoe che aveva governato il paese dalla fine della dittatura franchista, con l'irruzione nel Congresso dei deputati della politica del nuovo di Podemos e Ciudadanos. Fra veti incrociati, il paese è tornato alle urne in giugno sempre senza un nuovo governo dopo che il Congresso aveva bocciato il tentativo del socialista Pedro Sanchez. Mariano Rajoy, arrivato primo alle due politiche ma sneza maggioranza assoluta, a sua volta non è riuscito ad ottenere la fiducia del Congresso (170 voti a favore e 180 contrari) il mese scorso. Se un nuovo premier non sarò nominato entro il 31 ottobre il paese dovrà automaticamente tornare alle urne a Natale, per la terza volta in un anno. Dopo la destituzione di Sanchez 10 giorni fa il Psoe potrebbe però adottare ora una linea di 'astensione tecnica' sulla fiducia a Rajoy consentendo la formazione di un nuovo governo di minoranza Pp a poche ore dalla scadenza del 31 ottobre, evitando cosi un ritorno alle urne che i sondaggi preannunciano catastrofico per i socialisti.

Finora, rileva El Pais, l'assenza di un governo nel pieno delle funzioni non ha avuto un impatto negativo sull' economia, uscita dalla crisi negli ultimi anni sotto la guida di Rajoy. Il Pil cresce al 3% circa, due volte la media della zona euro, sono in ripresa occupazione e consumi, il turismo ha toccato record storici. Il quotidiano rileva anche che l'assenza di un governo nel pieno dei poteri ha indotto Bruxelles a maggiore tolleranza temporanea rispetto ai risultati di Madrid, dando più ossigeno all'economia iberica.

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SDA-ATS