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L'accampamento di Calais

KEYSTONE/AP/MICHEL SPINGLER

(sda-ats)

La tensione è sempre più alta a Calais, porto del nord della Francia in cui si accalcano migliaia di migranti che sperano di raggiungere la Gran Bretagna. Il numero di profughi è in costante crescita, sfiora - e presto supererà - quota 10 mila.

E parallelamente cresce il malcontento di abitanti, forze dell'ordine e autotrasportatori che regolarmente attraversano l'area portuale per raggiungere il tunnel sotto la Manica.

Ufficialmente, secondo l'ultimo censimento della prefettura, i migranti accampati nella 'giungla', una zona boschiva nella periferia della città trasformata in enorme accampamento di fortuna, sono 6.900, ma per le associazioni di assistenza sono molti di più.

Già a fine agosto, affermano i rappresentanti dell'ong sanitaria Médecins du Monde, erano più di 9 mila, ed entro l'inizio di settembre saranno un migliaio in più. "L'equivalente di una piccola città in Bretagna", afferma con amara ironia a Le Monde il responsabile dell'ong, Yannick Le Bihan, ricordando che a queste cifre, elevate come mai in precedenza, corrisponde uno spazio nettamente ridotto dopo gli sgomberi della primavera. Tende e ripari di fortuna si ammassano a ridosso delle casette di legno costruite lo scorso inverno dalle associazioni, tanto che in alcune parti diventa quasi impossibile camminare.

Sovraffollamento e incertezza per il futuro aumentano tensioni e nervosismo, rendendo le risse tra profughi di diverse provenienze sempre più frequenti e violente. E la risposta dello Stato, rilevano le associazioni, è quasi sempre una reazione a posteriori, quando i problemi sono già diventati emergenza.

"Certo, lo Stato fa delle cose a Calais, non lo neghiamo", commenta sempre a Le Monde Vincent de Coninck, responsabile regionale del Secours Catholique. "Ma vorremmo che fosse più anticipato, meglio calcolato. Che il governo smettesse di correre dietro a una situazione in costante mutazione".

Intanto, la federazione francese degli autostraportatori ha indetto per lunedì una manifestazione di protesta contro la scarsa sicurezza nell'area del porto di Calais e sulle bretelle autostradali che danno accesso al tunnel sotto la Manica. Due cortei di mezzi pesanti partiranno alle sette di mattina, avanzando a passo di lumaca, dalle vicine città di Dunkerque e di Boulogne-sur-Mer, e si incontreranno all'ingresso di Calais, dove i tir installeranno un blocco stradale "di durata indeterminata".

Le persone che intendono sostenere la protesta sono chiamate a riunirsi, in contemporanea, a fianco dello stadio cittadino, per organizzare una catena umana.

sda-ats

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