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Dall'entrata in vigore dell'accordo Ue-Turchia, oltre 22.000 bambini migranti e rifugiati sono rimasti bloccati in Grecia e devono far fronte ad un futuro incerto, quando non addirittura a forme di detenzione. Lo denuncia oggi l'Unicef.

I bambini non accompagnati sono la categoria più a rischio e rappresentano circa il 10% della popolazione migratoria minorile presente attualmente in Grecia: se ne stimano circa 2.000, ma non tutti sono registrati. Fra gennaio e metà marzo di quest'anno, in Grecia sono stati registrati 1.156 minorenni non accompagnati, con un incremento del 300% rispetto al medesimo periodo del 2015.

Mentre prosegue il processo di rinvio dei migranti e dei rifugiati dalle isole greche verso la Turchia, in applicazione del recente accordo, l'Unicef ricorda il dovere degli Stati di prendersi cura e proteggere tutti i bambini e di offrire loro una possibilità equa e piena di essere ascoltati al momento di prendere decisioni sul loro futuro.

L'Unicef plaude alla nuova norma entrata in vigore in Grecia lo scorso 4 aprile, che esenta dalle cosiddette "procedure frontaliere straordinarie" o rinvii una serie di categorie particolarmente vulnerabili: i minorenni non accompagnati o separati dagli adulti, quelli con disabilità, le vittime di traumi, le donne in gravidanza e quelle che hanno partorito da poco.

Tuttavia, secondo l'Agenzia occorre fare molto di più: l'Unicef chiede che siano messi in atto procedimenti per determinare il superiore interesse per ciascun minorenne e che siano soddisfatti i bisogni basilari di tutti i bambini: un alloggio adeguato, assistenza medica e protezione da sfruttamento o tratta, in linea con quanto prevedono il diritto internazionale e le norme europee.

I bambini hanno ragioni specifiche per aver diritto alla tutela internazionale: è il caso ad esempio di quelli che fuggono dall'arruolamento o da matrimoni forzati, sottolinea l'Unicef, ricordando che la Commissione Europea ha preso l'impegno che i rinvii verso la Turchia saranno effettuati in accordo con il diritto internazionale e con le normative Ue.

"Qualsiasi decisione su ogni minorenne, che sia un neonato o un adolescente, con o senza famiglia, deve essere guidata dal principio del superiore interesse del bambino - afferma Marie-Pierre Poirier, coordinatrice Unicef per la crisi di migranti e rifugiati in Europa - bisogna che questi bambini siano ascoltati. Una decisione sbrigativa di rimandarli indietro può significare gettarli nuovamente in uno scenario di terrore e violenze".

L'Unicef denuncia che la capacità delle strutture greche di accogliere e tutelare i minorenni non accompagnati è al limite del collasso: in mancanza di alloggi adeguati, molti di essi sono ospitati in centri di "custodia protettiva temporanea", di fatto centri di detenzione, in ambienti chiusi all'interno di posti di polizia, e per periodi non brevi.

sda-ats

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