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Benjamin Netanyahu atteso domani a roma.

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(sda-ats)

La diplomazia internazionale riparte da Roma per tentare di sbloccare il negoziato israelo-palestinese impantanato da due anni.

Il premier israeliano sarà domani nella capitale italiana per incontrare il segretario di Stato americano John Kerry con il quale parlerà del rapporto del Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu) che sta per essere diffuso e che non piace ai vertici israeliani, oltre che dei possibili sviluppi dell'iniziativa francese. Domani Netanyahu incontrerà anche il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni e lunedì mattina sarà ricevuto dal premier italiano Matteo Renzi a Palazzo Chigi.

Poi pranzo al Quirinale con il presidente italiano Sergio Mattarella. È saltato invece l'incontro, di cui si era parlato in un primo momento, con l'Alto Rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, trattenuta a Bruxelles dalle vicende Brexit. Subito Metanyahu dopo tornerà a Gerusalemme dove vedrà il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon in visita nella regione.

Un'agenda fitta, per tentare di sfumare i contenuti del rapporto del Quartetto - secondo indiscrezioni particolarmente duro verso Israele - sulla situazione nei Territori e convincere la comunità internazionale che la via israeliana per la ripresa del dialogo con i palestinesi passa solo attraverso la trattativa diretta senza precondizioni. Non per tappe e scadenze da rispettare e di cui rispondere fissate per vie multilaterali.

Un appuntamento, quello di Roma, a cui il premier israeliano arriva 'forte' anche di una serie di recenti incontri con il presidente russo Vladimir Putin nei quali sono stati discussi, tra l'altro, la situazione in Siria e altre questioni regionali all'insegna della "prosecuzione del coordinamento fra gli eserciti nella Regione, che funziona molto bene". La Russia, come è noto, fa parte del Quartetto, e Netanyahu, domani, potrebbe giocarsi anche la carta del buon rapporto con Putin.

A Netanyahu e a suoi, a partire dal neo ministro della Difesa Avigdor Lieberman, piace decisamente di più il piano dei Paesi arabi moderati: quell' 'Iniziativa di pace araba del 2002' rilanciata grazie all'intervento del presidente egiziano Fattah al Sisi che a metà maggio ha offerto l'assistenza del Cairo nell'aiutare palestinesi e israeliani a raggiungere un'intesa.

Il piano, che prevede il riconoscimento diplomatico di Israele da parte di 57 stati arabi in cambio di un completo accordo con i palestinesi in base ai confini del '67 - "include elementi positivi che possono aiutare a far rivivere negoziati costruttivi", aveva osservato Natanyahu all'inizio di giugno, alla vigilia del summit di Parigi. Israele, aveva annunciato, "è disponibile a negoziare revisioni di questa Iniziativa a causa dei cambiamenti nella regione dal 2002"

sda-ats

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