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Cercare soluzioni per le persone in situazioni di conflitto con le autorità di protezione dei minori e degli adulti, i curatori o i giudici civili. È l'obiettivo del Centro di ascolto e assistenza del minore e dell'adulto (KESCHA), attivo in tre lingue.

Il nuovo diritto di protezione dei minori e degli adulti è in vigore da quattro anni in Svizzera e in alcune cerchie della popolazione si è fatta larga una certa diffidenza, scrivono oggi in una nota i responsabili del nuovo centro.

Ad essere oggetto di critiche sono in particolare le Autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA), che in Ticino sono chiamate Autorità regionali di protezione (ARP).

Il nuovo centro KESCHA, con sede a Zurigo, è stato creato da sei organizzazioni attive nella protezione degli adulti e dei minori. Esso offre le sue prestazioni in tutte le regioni della Svizzera e dispone di un sito internet trilingue, www.kescha.ch.

L'obiettivo è di sostenere e affiancare le persone toccate da misure di protezione in modo da evitare un'escalation dei conflitti e riallacciare la comunicazione con le autorità.

"Con questo centro vogliamo fornire un contributo costruttivo al dibattito sulle ARP", afferma citato in una nota il presidente di KESCHA, Guido Fluri. "Vogliamo migliorare la situazione delle persone toccate da una misura di protezione in modo pragmatico, veloce e snello, senza compromettere il lavoro delle ARP".

Il centro di ascolto e assistenza è un ente non statale, indipendente e condotto da persone specializzare, che si considera complementare ai servizi esistenti. "A cercare una consulenza neutrale sono soprattutto genitori disperati perché confrontati con una misura di protezione - KESCHA offre loro questa possibilità e fornisce così un contributo efficace per la ptorezione del minore", afferma André Woodtli, membro del comitato di KESCHA e vicepresidente del consiglio di fondazione di Protezione dell'infanzia Svizzera.

Il centro si occupa anche di situazioni di conflitto nella protezione dell'adulto. Le richieste che saranno rivolte al centro saranno analizzate dall'Istituto della famiglia dell'Università di Friburgo. A ritmo semestrale è inoltre previsto uno scambio di informazioni con la Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti (COPMA), che serviranno a discutere possibili miglioramenti nelle procedure.

Ad accendere i riflettori sulle autorità di protezione dei minori e degli adulti era stato soprattutto il dramma della donna di 27 anni che il primo gennaio 2014 uccise i suoi due figli di cinque a due anni a Flaach (ZH). La donna - poi morta suicida in carcere - si era vista togliere i due figli in seguito all'apertura di un'inchiesta per truffa nei confronti del padre.

www.kescha.ch

SDA-ATS