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Markus Seiler, direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Foto d'archivio.

KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER

(sda-ats)

Nonostante l'autoproclamato Stato islamico (IS) ha perso attrattiva, non si registra ancora nessuna ondata di ritorni di jihadisti in Svizzera.

Se i sospettati dovessero però fare rientro, se ne occuperebbe il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), assicura il suo direttore.

Come in precedenza il SIC parla di 77 persone, che si sono recate in zone di conflitto nel Vicino Oriente per motivi jihadisti, afferma il direttore del SIC Markus Seiler in un'intervista rilasciata alle edizioni odierne dei giornali "Der Landbote" e "Berner Zeitung". Ventuno di queste sarebbero morte (14 confermate e sette non confermate).

Da mezzo anno il Servizio constata che non ci sono quasi più persone che dalla Svizzera vogliano aggregarsi all'IS: "L'IS ha perso splendore". Oltre a ciò, grazie a controlli rafforzati è diventato più difficile recarsi nelle zone di guerra.

SIC controlla anche rifugiati

La problematica dei jihadisti tra i rifugiati non viene sottovalutata dal SIC. Non è il modo principale di viaggiare scelto dai terroristi, ma ci sono sempre eccezioni. La Segreteria di Stato della migrazione manda migliaia di nomi al SIC da controllare.

Complessivamente sono circa 400 le persone nel radar del Servizio delle attività informative. Una sorveglianza a tappeto non è possibile, afferma Seiler. Solo il monitoraggio dei jihadisti, che dopo aver scontato una pena tornano liberi e ancora più radicalizzati, farebbe saltare le capacità del SIC. Solo pochi sospettati possono essere sorvegliati attentamente.

Sull'approvazione della nuova legge federale sulle attività informative, Seiler assicura che in Svizzera non ci sarà mai una sorveglianza di massa dei dati come presso la NSA americana.

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SDA-ATS