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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama parte in queste ore da Washington per uno dei suoi ultimi tour internazionali prima della scadenza del mandato, che lo vedrà toccare nervi scoperti del suo approccio alla politica estera.

In particolare le tensioni sono palpabili per la prima tappa in Arabia Saudita, da dove proseguirà poi per Londra e Berlino.

Non la si chiama 'crisi' a Washington, ma di certo il dialogo tra l'attuale amministrazione americana e Riad è da tempo percorso da riserve, e da entrambe le parti. Intanto l'incontro del presidente Usa con il monarca saudita si incastra in uno scenario nuovo per il regno costretto a confrontarsi con un livello di incertezza economica sconosciuto in tempi recenti: il calo costante e prolungato dei prezzi del petrolio ha minato la capacità dell'alleato dell'America nel Golfo a reagire alle crisi.

Così si agita e mostra un'insicurezza inedita. Rispetto all'Iran per esempio, principale rivale nella regione, che non manca di approfittarne nel tentativo di guadagnare terreno sfruttando il momento di fragilità che si vive a Riad. In questo l'accordo sul programma nucleare di Teheran fortemente voluto da Obama e gli 'sviluppi collaterali' che ne derivano, non facilitano il tentativo di scongiurare spaccature e allontanamenti tra Usa e Arabia Saudita che Washington vuole a tutti i costi evitare.

A questo scopo non aiuta nemmeno la situazione politica interna negli Stati Uniti dove viene spesso allo scoperto lo scontento di chi ritiene che Obama non sia riuscito ad arginare i danni portati dallo strascico delle primavere arabe e l'appello a "fare di più" nella lotta all'Isis puntando sulle responsabilità di una coalizione globale non basta.

In questo quadro diventa così scottante il "dossier 11/9", ovvero un progetto di legge bipartisan che consentirebbe alle famiglie delle vittime degli attentati alla Torri Gemelle di citare in giudizio il governo di Riad per qualsiasi ruolo possano aver giocato elementi di quel regime negli attacchi. A gettare benzina sul fuoco le indiscrezioni diffuse nei giorni scorsi secondo cui l'Arabia Saudita avrebbe fatto arrivare a Washington un messaggio chiaro: se la legge dovesse passare Riad sarebbe disposta a vendere gli asset americani che detiene, del valore di centinaia di migliaia di dollari.

L'amministrazione Obama si oppone fermamente al progetto di legge, oggi la Casa Bianca ha ribadito che non vi sono prove di un coinvolgimento del governo di Riad nell'11 settembre, ha sottolineato il portavoce Josh Earnest. E l'urgenza di 'rimediare' è tale da generare una 'alleanza' inedita, con lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, che per una volta si schiera con Obama e presso i deputati insiste: è necessario rivedere la bozza "per essere sicuri che non stiamo facendo errori con i nostri alleati".

sda-ats

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