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Manifestanti curdi con la bandiera di Abdullah Ocalan

KEYSTONE/EPA/SWEN PFOERTNER

(sda-ats)

"Se lo Stato è pronto, mandi qui due uomini. Possiamo risolvere questo problema (del conflitto curdo) in sei mesi": è il messaggio del leader del PKK curdo, Abdullah Ocalan, diffuso oggi dal fratello Mehmet, che ieri lo ha incontrato nell'isola-prigione di Imrali.

"Questa è una guerra cieca. Questo Paese non lo merita, le persone di coscienza non lo meritano. Gli spargimenti di sangue e le lacrime devono finire. Noi abbiamo un progetto. Ma il problema non può essere risolto solo da una delle parti. E la parte più grande è lo Stato. Non siamo stati noi a interrompere il precedente processo" di pace, ha detto Ocalan nel suo messaggio.

"In un Paese in cui ogni giorno muoiono 20-30-40 persone, una festa non può essere una festa", ha aggiunto, riferendosi alla festività islamica del Sacrificio, che inizia oggi.

Il fratello Mehmet ha anche rassicurato sulle condizioni di salute di "Apo", definendole "buone" e assicurando che nella prigione di Imrali "fisicamente non c'è nessun problema". Uno sciopero della fame avviato una settimana fa da un gruppo di 50 politici e attivisti curdi per chiedere un incontro chiarificatore sulle condizioni di Ocalan è stato quindi sospeso.

sda-ats

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