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Papa Francesco.

Keystone/AP/ANDREW MEDICHINI

(sda-ats)

Parole forti del Papa contro la tratta, soprattutto dei bambini, e per la difesa dei migranti.

"Oggi - ha ricordato davanti a oltre 7000 persone in udienza generale - si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest'anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Incoraggio quanti in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Serve ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile".

Ma dopo i saluti ai gruppi italiani, papa Francesco è tornato sul tema della tratta: ha invocato la santa nera e schiava Giuseppina Bakhita in favore di "migranti, rifugiati, sfruttati" "e parlando di migranti cacciati via, sfruttati, - ha detto - vorrei pregare con voi oggi per i nostri fratelli e sorelle rohingya, questi cacciati via da Myanmar che vanno da una parte all'altra perche' non li vogliono, sono buoni, non sono cristiani,sono gente pacifica, sono fratelli e sorelle nostri, è da anni che soffrono, sono torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti le loro tradizioni e la loro fede musulmana".

Dopo aver recitato con i fedeli un Padre nostro per i rohingya, il Papa ha chiesto "un applauso a santa Giuseppina Bakhita". Ha poi citato i membri del Comitato internazionale contro la tratta, "e li voglio vedere, - alzatevi, - ha incoraggiato - grazie per quello che fate, grazie". Papa Francesco ha denunciato diverse volte il fenomeno della tratta, e sostiene diverse iniziative internazionali di lotta a questo crimine. Per i rohingya inoltre si è appellato in almeno altre quattro occasioni: il 19 e 24 maggio del 2015, il 7 agosto 2015 e il 14 settembre 2015. Ma tre giorni fa a Ginevra è stato reso noto un rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sulle persecuzioni subite dai rohingya in cui si denunciano anche abusi sui minori e persino massacri di neonati.

Il Papa ha ricordato "Giuseppina Bakhita, questa ragazza - ha detto - schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata, non ha perso la speranza e portò avanti la fede e finì per arrivare come migrante in Europa". Giuseppina Bakhita, nata nel 1869 a Darfur in Sudan e morta nel 1947 in Italia, meglio nota come ''madre Moretta'', è stata canonizzata a novembre del 1999. Rapita a 9 anni e venduta come schiava, approda a Venezia; quando i padroni decidono di tornare in Sudan rifiuta di seguirli, il procuratore del Re le dà ragione. Nel 1890 riceve il battesimo, tre anni dopo entra nel noviziato delle canossiane, e nel 1902 viene assegnata all'istituto di Schio, dove rimarrà fino alla morte.

La catechesi dell'udienza è stata dedicata alla "speranza fonte del conforto reciproco e della pace", e papa Bergoglio, ricordando che "nessuno impara a sperare da solo", ha messo in relazione speranza e compassione, e ha invitato a imparare a perdonare fa vivere pace. Contro la "disperazione" oggi tanto diffusa, ha esortato a portare le difficoltà degli altri (ha fatto il gesto di caricarsele sulle spalle, ndr). Circa il perdono, ha spiegato che ha un valore non solo per i cristiani, ma anche per la società: "aiuta a non rispondere al male con il male, a costruire ponti e non muri".

Nell'udienza, animata dalle musiche della banda scolastica di Negrar, il Papa ha a più riprese ricordato la Giornata mondiale del malato che si celebra sabato prossimo a Lourdes e ha pregato per i malati, i malti gravi e coloro che lo assistono.

SDA-ATS