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Papa Francesco

KEYSTONE/AP/PETROS GIANNAKOURIS

(sda-ats)

Papa Francesco mette nero su bianco, rafforzandone l'applicazione, la procedura con cui dovranno essere rimossi i vescovi nei casi di coperture o insabbiamenti di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti.

È questo il senso della lettera apostolica in forma di Motu Proprio "Come una madre amorevole", pubblicata oggi, nella quale il Pontefice, sottolineando che il diritto canonico già prevede la rimozione "per cause gravi" dei vescovi diocesani e dei superiori degli ordini religiosi, a loro equiparati, precisa esplicitamente che "tra le dette 'cause gravi' è compresa la negligenza dei vescovi nell'esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili".

Un vero e proprio giro di vite, che dirada le incertezze sulla possibilità che i vescovi rispondano, anche con la rimozione, le eventuali responsabilità per omissioni o comportamenti omertosi sui preti pedofili. Una scelta, quella del Papa, che si colloca anche in linea con le indicazioni sull'obbligo di denuncia da parte dei vescovi date dalla sua Commissione per la Tutela dei Minori, e ancora non ben recepite da tutte le Conferenze episcopali.

In ogni caso, storicamente le "negligenze" dei vescovi sui preti pedofili riguardano in gran parte il mancato ascolto delle denunce delle vittime e dei loro familiari e il semplice spostamento di un colpevole di abusi da parrocchia a parrocchia o ad altre mansioni, senza ulteriori provvedimenti canonici o penali.

Tutto questo rientrerà ora esplicitamente, in quanto specifica "negligenza", nelle "cause gravi" per cui un vescovo o un superiore generale potrà essere rimosso, ai sensi dei già esistenti canoni 193 del Codice di Diritto Canonico e del 975 di quello per le Chiese orientali.

sda-ats

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