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Le radio locali che coprono gli agglomerati godranno di maggiore autonomia dal 2020. Il Dipartimento federale delle comunicazioni (DATEC), tenendo conto dell'evoluzione numerica, propone che le emittenti non debbano più sottostare a un obbligo di concessione.

Non devono neppure adempiere un mandato di prestazioni. La misura è contenuta nella revisione dell'Ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV) posta oggi in consultazione fino al 26 maggio.

Le zone di concessione attuali rimarranno invariate fino alla scadenza, a fine 2019. Verranno abolite a partire dal 2020 e alle emittenti radiofoniche negli agglomerati urbani non saranno più rilasciate concessioni con mandato di prestazioni. Questo cambiamento interessa le stazioni che non beneficiano dei proventi del canone di ricezione.

L'introduzione delle concessioni era stata resa necessaria dalla penuria di frequenze, ma con la digitalizzazione tale argomentazione ha perso la sua ragion d'essere, spiega il comunicato. Le regioni interessate dispongono già di un'ampia offerta editoriale, che non sarà compromessa con l'abolizione dei mandati di prestazioni, aggiunge la nota. Senza i vincoli definiti nei mandati, le stazioni commerciali locali godranno di maggiore autonomia per quanto riguarda i programmi e le strategie commerciali.

La nuova ordinanza getta le basi per il passaggio dalle onde ultra corte (OUC) al DAB+. Un'aggiunta all'Ordinanza sulla gestione delle frequenze e sulle concessioni di radiocomunicazione (OGC) consentirà alle radio che diffondono via OUC di continuare a utilizzare le proprie frequenze durante la fase di transizione dal 2020 al 2024. Per farlo, le attuali radio degli agglomerati che non beneficiano di proventi del canone dovranno versare una tassa per l'utilizzo delle frequenze, che sarà fissata nell'Ordinanza sulle tasse nel settore delle telecomunicazioni (OTST).

SDA-ATS