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Pil Usa sotto le attese, ma boom fiducia consumatori (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/EPA/JOHN TAGGART

(sda-ats)

L'economia americana continua la sua parabola di crescita lenta. Dopo il +3,5% del terzo trimestre 2016, il Pil negli ultimi tre mesi dell'anno rallenta e sale dell'1,9%, una crescita invariata rispetto alla prima stima di gennaio.

Un dato sotto le attese che 'gela' i falchi della Fed e lascia i consumatori e Wall Street ad attendere la 'ricetta Trump' che, secondo le assicurazioni del presidente, dovrebbe spingere la crescita fino al +4% l'anno, facendo tornare gli Stati Uniti a correre soprattutto se paragonato al +1,6% del 2016.

Le promesse della campagna elettorale, dal piano di investimenti per le infrastrutture al taglio delle tasse, restano per ora sulla carta. L'unico effetto degli annunci è quello di far volare la fiducia dei consumatori, schizzata a febbraio ai massimi dal 2001. Una fiducia che spinge gli americani a spendere: complici i progressi sul mercato del lavoro e il basso costo del denaro, i consumatori si confermano il motore di crescita dell'Azienda America.

Negli ultimi tre mesi dell'anno i consumi sono saliti più di quanto inizialmente previsto, avanzando del 3% e bilanciando il rallentamento degli investimenti aziendali e delle spese del governo. Un balzo importante che fa guadagnare tempo all'amministrazione Trump per definire le prossime mosse. A cercare di ridimensionare le attese sulle misure paventate dal presidente è il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin: la crescita può accelerare fino al 3%, ovvero un punto percentuale in meno rispetto all'obiettivo del presidente Donald Trump. E, soprattutto, serve tempo: l'accelerazione arriverà il prossimo anno, quando le nuove politiche saranno entrate pienamente in vigore. Wall Street timida attende indicazioni: la corsa al rialzo da quando Trump è stato eletto è rallentata, con gli investitori che ora chiedono fatti.

Cerca maggiore chiarezza dall'amministrazione anche la Fed. La ripresa che procede e l'inflazione che si muove verso il 2% sembrerebbero presagire un imminente rialzo dei tassi di interesse, forse anche alla riunione del 14 e 15 marzo. Ma la cautela, come più volte indicato dalla presidente Janet Yellen, è d'obbligo: nonostante i progressi restano debolezze sul mercato del lavoro, soprattutto sul fronte dei salari. E soprattutto non si conoscono le politiche di Trump che potrebbero accelerare la crescita, costringendo la Fed a premere sull'acceleratore per il rialzo dei tassi. Le ultime parole prima della riunione di marzo Yellen le pronuncerà venerdì prossimo, prima di entrare nel periodo di pausa che precede l'incontro.

SDA-ATS