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Le piccole e medie imprese (PMI) esportatrici svizzere hanno cominciato bene l'anno 2016 e non sono mai state tanto ottimiste sulle prospettive di export da metà gennaio 2015, ossia dall'abbandono della soglia minima di cambio tra franco ed euro.

Lo sguardo è volto sopratutto all'Asia, in particolare alla Cina.

La tendenza positiva si è ancora leggermente accentuata all'avvio del terzo trimestre, rilevano oggi Credit Suisse e Switzerland Global Enterprise (l'ex Ufficio svizzero d'espansione commerciale Osec, ente di promozione economica della Confederazione) alla luce del loro indicatore export delle PMI. Il barometro del numero due bancario elvetico segna un valore di 1,13, in leggero miglioramento rispetto a quello di 0,92 presentato tre mesi fa.

Questo strumento di misura valuta la domanda estera di prodotti svizzeri. Nel periodo in rassegna, le attese delle imprese elvetiche in fatto di esportazioni hanno non solo superato la soglia di crescita del barometro, fissata a 0, ma anche la media a lungo termine, fissata a 1.

Le prospettive per l'esportazione delle PMI di Swiss Global Enterprise mostrano un miglioramento rispetto al trimestre precedente, passando da 56 a 61,3 punti. L'indicatore, che si basa sul clima di export che si aspettano i sondati per il terzo trimestre 2016 e sulle vendite realizzate nel corso dei tre mesi precedenti, ha raggiunto il più alto livello dall'abbandono della soglia minima di cambio franco-euro da parte della Banca nazionale svizzera a metà gennaio 2015.

Secondo l'indagine, il 40,2% delle imprese prevedono una crescita delle loro esportazioni nel prossimo trimestre, contro il 34,4% all'inizio del trimestre scorso. La quota di quelle che si aspettano piuttosto una stagnazione ammonta al 49,5%, una proporzione inferiore a quella di tre mesi fa. Le PMI che prevedono un calo delle loro esportazioni, infine, si sono nel contempo ridotte al 10,3%, contro il 14,4% all'inizio di aprile.

Gli otto settori di attività considerati nell'inchiesta puntano su un aumento delle loro forniture all'estero. I più fiduciosi sono i produttori di beni di consumo, seguiti dalle imprese dell'industria cartaria e dell'elettronica.

Secondo il barometro delle esportazioni allestito dal Credit Suisse, la domanda di prodotti elvetici dovrebbe accentuarsi nei prossimi mesi negli Stati Uniti e nell'Eurozona. Per quanto riguarda l'Asia gli indicatori si sono mossi poco rispetto al trimestre precedente.

Sguardo a Est

Rimane un fatto che le PMI elvetiche continuano a osservare un forte potenziale nella regione Asia-Pacifico e più particolarmente in Cina, secondo l'inchiesta di Switzerland Global Enterprise. Più della metà delle 200 imprese interpellate (56%) prevedono di esportare su questo mercato nel semestre in corso, contro il 49% tre mesi fa.

E la Cina rappresenta la prima destinazione in Estremo Oriente. Il 37% delle PMI citano questo paese tra i loro sbocchi, davanti al Giappone (27%) e l'India (24%). Le imprese dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM) si mostrano particolarmente attive in Cina, così come quelle che occupano oltre 50 salariati.

Secondo il sondaggio, il 43% delle PMI stimano che la parte della Cina sul totale delle loro esportazioni sarà maggiore tra cinque anni rispetto ad oggi. Interrogate sui principali ostacoli che frenano le forniture verso l'ex Impero di Mezzo, il 43% di esse cita i problemi amministrativi e giuridici, davanti alla mancanza di competitività in fatto di prezzi (34%) e alle difficoltà culturali e linguistiche (32%).

Oltre un terzo (36%) delle PMI sondate affermano di trarre profitto dall'accordo di libero scambio in vigore con la Cina da due anni e pensano di poterne approfittare ancor più in un prossimo futuro.

sda-ats

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