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Riorganizzazione Agroscope preoccupa diversi parlamentari (foto d'archivio)

Keystone/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

La ristrutturazione del centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica Agroscope e la soppressione di posti di lavoro ad essa legata suscita inquietudine a Palazzo federale.

Almeno otto parlamentari, tra cui il ticinese Marco Romano (PPD), hanno interpellato il Consiglio federale in merito. Tutto è sotto controllo, ha risposto oggi il governo.

Lo scorso aprile Agroscope - che esiste nella forma attuale dal 2014 - aveva annunciato una riorganizzazione che comporta la rinuncia a 14 posizioni fra i quadri. L'istituto ha deciso di semplificare le strutture amministrative. In concreto ciò significa che da gennaio 2017 i quattro istituti attuali e i 19 ambiti di ricerca verranno sciolti e sostituiti da 10 unità che porteranno avanti le attività in futuro.

Il consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR) si è interrogato sulla necessità di procedere già a una riorganizzazione, dopo soli due anni di attività. Secondo il governo, l'organizzazione attuale presenta numerose lacune e processi decisionali lunghi e poco efficaci.

La riforma consentirà anche di attuare le misure di risparmio decise dal Consiglio federale per far fronte alla minaccia di tagli al budget: la soppressione di numerosi posti dirigenziali consentirà di risparmiare oltre due milioni di franchi dal 2018.

Rispondendo ai timori esternati da Barbara Schmid-Federer (PPD/ZH) riguardo ai dipendenti il cui posto verrà cancellato, l'esecutivo precisa che oltre la metà dei 24 dirigenti potrà continuare a lavorare in seno ad Agroscope con un'altra funzione. Gli altri verranno aiutati nella ricerca di un lavoro, sia internamente che altrove.

E la riorganizzazione non avrà conseguenze sull'attuale mandato di prestazioni di Agroscope: Berna continua infatti ad essere disposta a dedicare alla ricerca agroalimentare circa la metà dei fondi federali destinati alla ricerca, precisa il governo rispondendo ai dubbi sollevati dal consigliere nazionale Jean-Pierre Grin (UDC/VD).

A questo proposito non vi sarà neppure una diminuzione delle prestazioni in materia di ricerca, in particolare di quella viticola, come paventato da Marco Romano.

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SDA-ATS