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In Francia riesplodono gli interrogativi sulle falle della sicurezza, che questa volta però non coinvolgono soltanto le autorità francesi ma anche quelle della Turchia.

Abdel Malik Petitjean, il secondo jihadista responsabile dell'esecuzione di padre Jacques Hamel insieme ad Adel Kermiche, venne segnalato agli 007 francesi dall'intelligence di Ankara. Stando alla versione parigina riportata dalla radio pubblica France Info quell'avviso, però, è arrivato "troppo tardi per permettere di fermarlo" in tempo.

A disposizione degli 007 transalpini c'era solo una foto segnaletica a cui loro non sono riusciti ad associare un nome. Individuato dai turchi il 10 giugno scorso, lo jihadista nato nei Vosgi ma residente in Savoia era stato segnalato 15 giorni dopo alla Direction Générale de la Sécurité Intérieure (DGSI) di Parigi.

Petitjean viene immediatamente schedato con la lettera "S" (individuo radicalizzati a rischio di azione) il 29 giugno. Una procedura che al suo rientro avrebbe dovuto far scattare subito l'allarme e consentire, dunque, di fermarlo in tempo.

Peccato solo che il futuro attentatore di Saint-Etienne-du Rouvray, in Normandia, fosse già tranquillamente rientrato in Francia dall'11 giugno, prima ancora, dunque, di essere inserito nella black list degli uomini a rischio. Gli 007 pensavano che fosse ancora in Turchia o in Siria e invece era già "a casa", fuori da ogni radar o controllo di frontiera, pronto a colpire la chiesa normanna insieme al compagno di sangue Kermiche.

Entrambi radicalizzati, entrambi noti alla polizia, entrambi regolarmente schedati, uno addirittura sorvegliato speciale col braccialetto elettronico; eppure niente: i due hanno potuto agire indisturbati, portando a termine il loro piano di morte.

Un altro flop che nella Francia dei veleni incendia l'opposizione di destra Nicolas Sarkozy. A meno di un anno dalle presidenziali del 2017 l'ex presidente invoca l'instaurazione di un nuovo "quadro giuridico" che preveda, tra l'altro, l'obbligo di residenza coatta per gli individui a rischio. Ma Hollande risponde picche, nessuna concessione sulle regole democratiche e lo Stato di diritto perché sarebbe darla vinta ai terroristi dell'Isis. E intanto ufficializza la nascita della "Guardia Nazionle".

Sul fronte delle indagini un altro francese schedato con la lettera "S" e partito in Turchia con Petitjean è stato posto in stato di fermo nel quartier generale dell'antiterrorismo a Levallois-Perret, alle porte di Parigi. "Nulla prova al momento che fosse al corrente" dell'attentato in Normandia, dice una fonte vicina al dossier. Fermate anche tre persone dell'entourage familiare del secondo uomo identificato nella notte dopo accurati test del DNA.

Questi fermi, precisano a Parigi, sono cominciati ieri e "dovrebbero permettere di raccogliere elementi sul profilo dell'assassino. Niente al momento dice che queste persone abbiamo qualcosa a che vedere con l'uccisione" di padre Hamel.

Intanto, il consiglio francese del culto musulmano invita i responsabili delle moschee, gli Imam e i fedeli musulmani a recarsi "domenica mattina", 31 luglio, a messa, magari nella chiesa più vicina a casa loro, per esprimere "solidarietà e cordoglio" dopo il "vile assassinio" del sacerdote di 86 anni. Per l'organismo si tratta di un modo per esprimere "nuovamente" l'appoggio della comunità dei "musulmani di Francia" "ai nostri fratelli cristiani".

Dopo l'omaggio di ieri sera a Notre-Dame-de-Paris con Hollande e le alte cariche dello Stato, "Frère Jacques" è stato ricordato oggi in un grande raduno popolare, con migliaia di persone commosse, nel centro sportivo stadio comunale di Saint-Etienne-de Rouvay. All'inizio doveva essere una marcia bianca ma è stata annullata per motivi di sicurezza.

Proprio come quella prevista per domenica prossima a Nizza a cui erano attese quarantamila persone. "Non ci sono le condizioni", dice la prefettura. Martedì invece l'appuntamento per l'ultimo saluto a Padre Jaques con i funerali nella cattedrale di Rouen.

sda-ats

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