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Un seggio elettorale a Mosca

Keystone/AP/SERGEI GRITS

(sda-ats)

La campagna elettorale - in verità tiepida e senza grandi colpi di scena - è ufficialmente conclusa e la Russia si appresta a rinnovare domenica il Parlamento.

Russia Unita, il partito creato da Vladimir Putin e guidato dal premier Dmitri Medvedev, stando ai sondaggi dovrebbe dormire sonni tranquilli. Ciononostante lo 'zar', dal Kirghizistan, è tornato a battere su un tasto a lui caro denunciando evidenti tentativi di "manipolare l'opinione pubblica" in vista del voto di domani.

"Nel nostro paese - ha detto Putin - abbiamo visto che durante la campagna elettorale per le elezioni alla Duma ci sono stati tentativi di manipolare l'opinione pubblica, con riferimenti a questioni sì delicate, ma molto lontane da ciò che interessa veramente a milioni di russi". Una dichiarazione alquanto sibillina, forse indirizzata alla Casa Bianca, che recentemente ha puntato il dito contro la mancanza di democrazia in Russia, ma che potrebbe anche essere riferita alle posizioni del variegato fronte interno d'opposizione, al cui interno militano candidati apertamente sostenuti, ad esempio, da Open Russia, l'organizzazione creata da Mikhail Khodorkovsky, l'ex oligarca trasformatosi in arci-nemico di Putin.

Lo sforzo delle autorità, ad ogni modo, è adesso concentrato sul regolare svolgimento delle elezioni e nel Paese sono già presenti i rappresentanti dell'Osce che monitoreranno in quanto osservatori internazionali. E così, dopo tante accuse avanzate dalle opposizioni di non aver avuto realmente pari condizioni di accesso alla campagna elettorale, è la presidente della Commissione Elettorale Centrale, Ella Pamfilova, a togliersi i sassolini dalle scarpe. "Un partito - ha detto senza specificare quale - ha già preparato del materiale sulle violazioni alle elezioni e lo ha mandato ai suoi membri delle commissioni elettorali: ancora non ci sono state le elezioni e loro hanno già interi pacchetti di reclami da presentare".

La posta in gioco d'altra parte è alta: se i partiti come Parnas e Yabloko - ovvero l'opposizione 'reale' - non sembrano poter superare la soglia di sbarramento del 5% prevista per la componente proporzionale federale, nei seggi uninominali si va all'uno contro uno ed è lì che le sigle minori sperano di poter sfondare. Non è dunque un caso che la polizia abbia fermato, a Mosca, 27 persone accusandole di aver violato il silenzio elettorale perché distribuivano volantini a favore di Dmitri Gudkov, candidato in un seggio uninominale per Yabloko.

Tra l'opposizione cosiddetta di 'sistema', ovvero non ostile a Vladimir Putin sulle questioni che contano, sembra in ascesa il partito Liberaldemocratico di Vladimir Zhirinovsky (che in realtà non è né democratico né liberale ma cavalca piuttosto nazionalismo, antiamericanismo, antisemitismo e xenofobia). Con il suo slogan "basta umiliare i russi!" Zhirinovsky sfiora il 14% delle preferenze - dati del Levada Center - e diverrebbe il secondo o il terzo partito della Duma. Zhirinovski, istrionico e rissoso (due anni e mezzo fa si è presentato in parlamento in mimetica accusando gli Usa di aver organizzato a Kiev la rivolta di Maidan), propone di "ricreare i confini dell'Urss" e loda senza mezzi termini l'annessione della Crimea.

In realtà l'unica vera incognita è l'affluenza. Secondo i commentatori più critici, più bassa sarà e meglio andrà Russia Unita. Putin, dal canto suo, si è speso molto poco per sostenere il suo partito. "Andate a votare, è vostro dovere", ha raccomandato in tv tre giorni prima dell'apertura delle urne. "Votate per la Russia". Unita, s'intende.

sda-ats

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