SFI: fisco, Svizzera si è adeguata a norme internazionali


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Il segretario di Stato Jörg Gasser in occasione della conferenza stampa odierna a Berna.

Keystone/PETER KLAUNZER

(sda-ats)

La Svizzera ha fatto il suo dovere per conformarsi alle norme fiscali internazionali. Lo afferma la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) nel suo ultimo rapporto.

L'analisi precisa però che se la terza riforma dell'imposizione delle imprese (RI imprese III) dovesse venir bocciata dal popolo il prossimo 12 febbraio, occorrerebbe tornare a discutere con Bruxelles.

La Svizzera intende sopprimere entro il 2019 gli status fiscali speciali di cui beneficiano le multinazionale che non sono conformi agli standard internazionali dell'Organizzazione per la cooperazione lo sviluppo economico (OCSE) e dell'Unione Europea. Se la RI imprese III dovesse essere respinta, bisognerà riprendere il lavoro daccapo, e la scadenza del 2019 non sarebbe più realistica, ha affermato oggi alla stampa il segretario di Stato Jörg Gasser.

Anche se il termine non figura in alcun documento, occorrerebbe recarsi a Bruxelles per spiegare la decisione. È tuttavia ancora presto per sapere se l'UE è pronta a nuove discussioni, ha precisato Gasser.

Il segretario di Stato è però fiducioso: la Svizzera non ha infatti ricevuto la lettera inviata dall'UE a decine di paradisi fiscali per invitarli a discussioni sulla trasparenza fiscale. "La Svizzera ha fatto il suo lavoro e non credo che l'Unione europea prenderà provvedimenti", ha precisato.

Per il resto, la SFI sta monitorando l'evoluzione della situazione degli USA e nel Regno Unito. Concernente quest'ultima nazione, occorrerà lavorare per evitare che nascano vuoti legislativi a causa della Brexit.

Dall'altra parte dell'Oceano, il neo presidente Donald Trump potrebbe varare una riforma con conseguenze anche in Svizzera. Per questo motivo la SFI intende avere colloqui con la controparte americana.

SDA-ATS

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