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Trump presenta il suo vicepresidente

Keystone/AP/MARY ALTAFFER

(sda-ats)

Mike Pence si è presentato all'America: "Sono cristiano, conservatore e repubblicano, in quest'ordine".

Il governatore dell'Indiana ha accettato dal palco della convention di Cleveland la nomination per la vicepresidenza degli Stati Uniti e ha lanciato la corsa all'elezione di Donald Trump 45/mo presidente.

Tradizionale ma efficace, l'intervento nella penultima serata della convention è sembrato convincere la platea che ha risposto con ritrovato entusiasmo dopo i fischi e i 'buuu' con cui ha ricoperto Ted Cruz, l'ex rivale di Trump che a Cleveland ha invitato a "votare secondo coscienza" e ha negato il suo sostegno al candidato repubblicano.

Bufera su consigliere di Trump

È intanto bufera su uno dei più stretti consiglieri della campagna di Donald Trump. A scatenare il finimondo le parole shock di Al Baldasaro, per il quale la candidata democratica Hillary Clinton "dovrebbe essere portata davanti a un plotone di esecuzione e fucilata per alto tradimento".

"Sono un veterano che ha combattuto e partecipato alle operazioni 'Desert Shield' e 'Desert Storm' in Iraq e sono anche un padre che ha mandato un figlio in guerra, in Iraq, come tecnico di elicotteri nel corpo dei Marine", ha detto Baldasaro, membro dell'assemblea parlamentare del New Hampshire. "Hillary per me è come la Jane Fonda del Vietnam", ha quindi proseguito, riferendosi alle accuse mosse a suo tempo all'attrice di parteggiare per il nemico e di avere posizioni anti-americane. Hillary, ha aggiunto Baldasaro, "è una disgrazia per le bugie che ha detto alle madri i cui figli sono stati uccisi a Bengasi. Tutto mi disgusta di lei, dovrebbe essere messa lungo una linea di tiro e giustiziata per tradimento".

Grande l'imbarazzo nell'entourage del candidato alla Casa Bianca fresco di nomination, con la sua campagna che di fatto prende le distanze. Anche perchè Robert Hoback, portavoce del Secret Service - il corpo che vigila sulla incolumità non solo dei presidenti ma anche dei candidati alla presidenza - ha assicurato che l'agenzia condurrà le indagini del caso. Un'inchiesta è stata già aperta.

Intanto Hillary reagisce alle durissime parole nei suoi confronti, la goccia che fa traboccare il vaso dopo gli attacchi e gli insulti a lei rivolti da quando è iniziata la convention repubblicana. "La costante escalation di retorica offensiva da parte di Trump rischia di alimentare tra i repubblicani quel tipo d'odio che da tempo era stato relegato ai margini della politica americana", afferma la campagna della ex first lady. "Questa settimana alla convention repubblicana - si aggiunge - si assiste a un chiaro rafforzamento di questo pericoloso fenomeno".

E gli slogan più gettonati di Cleveland - soprattutto dopo le durissime parole pronunciate dal palco dall'ex sindaco di New York Rudi Giuliani, dal governatore del New jersey Chris Christie, ma anche da Donald Trump Jr, sono diventati sicuramente due: "Hillary for prison" e "Lock her up", "Mettetela in galera".

sda-ats

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