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I reati di Gino Paoli sono prescritti.

KEYSTONE/EPA/ETTORE FERRARI

(sda-ats)

Il reato è prescritto e dunque l' inchiesta sulla presunta maxi evasione del cantante Gino Paoli va archiviata.

La richiesta, come anticipato da "La Stampa" e "Il Secolo XIX," è stata presentata nei giorni scorsi dal pubblico ministero (pm) Silvio Franz che ha coordinato l'inchiesta della guardia di finanza.

Il cantautore, difeso dall'avvocato Andrea Vernazza, aveva concordato con l'Agenzia italiana delle Entrate una rateizzazione per estinguere il debito con l'Erario. Nel frattempo è arrivata la richiesta del pm: poiché non è possibile determinare con certezza la data di inizio dell'evasione, che dovrebbe comunque essere datata prima del 2008, va prescritta.

La vicenda era emersa lo scorso anno ed era nata da una costola dello scandalo sulla truffa a banca Carige che portò in carcere, tra gli altri, l'ex presidente dell'istituto di credito Giovanni Berneschi e anche il commercialista Andrea Vallebuona, al quale lo stesso cantautore si rivolse per far rientrare 2 milioni 'in nero' trasferiti su un conto aperto in una banca svizzera.

Durante le intercettazioni ambientali, utilizzate dalla procura durante l'indagine su Carige, lo stesso Paoli viene sentito mentre discute del rimpatrio del denaro "senza doverlo scudare". Secondo le Fiamme gialle e il pm, Paoli non avrebbe pagato all'erario 800mila euro derivanti dalla mancata dichiarazione dei redditi su quei 2 milioni di euro, secondo l'accusa frutto di pagamenti in nero per le esibizioni alle feste dell'Unità.

sda-ats

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