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Stop al commercio di avorio che mette a rischio gli elefanti

KEYSTONE/EPA/DANIEL IRUNGU

(sda-ats)

I mercati legali di avorio che esistono in alcune nazioni devono essere urgentemente chiusi, e non più solo regolati, per contrastare il bracconaggio che sta decimando le popolazioni di elefanti. Lo hanno deciso i rappresentanti di 182 Paesi riuniti a Johannesburg.

Lo hanno fatto nell'ambito del meeting della Cites, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione che fa capo all'Onu. Meno incisivo l'accordo raggiunto sul commercio di parti di leone e trofei di caccia.

Oltre 140 mila elefanti sono stati uccisi nella savana africana tra il 2007 e il 2014, con i bracconieri che hanno fatto fuori un terzo della popolazione totale e che in media continuano ad abbattere un esemplare ogni 15 minuti. Se il commercio internazionale di avorio è vietato, in alcuni Stati tra cui la Cina e il Giappone esiste un mercato legale per oggetti eburnei.

Stando al documento della Cites, le nazioni dovranno "adottare tutte le misure legislative, regolamentari e attuative per chiudere con urgenza i mercati domestici di avorio grezzo e lavorato".

Al meeting della Convenzione è invece mancato l'accordo su un divieto completo al commercio di parti di leone. Il compromesso raggiunto impedisce la compravendita di ossa, denti e artigli di leoni selvatici, ma non quella di leoni allevati in cattività, così come resta legale l'esportazione di trofei di caccia.

Si stima che di leoni selvatici ne siano rimasti appena 20 mila esemplari. Circa 1500 vengono uccisi ogni anno come trofei, una pratica venuta alla ribalta l'anno scorso con l'abbattimento del leone Cecil in Zimbabwe per mano di un dentista statunitense.

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SDA-ATS