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Il premier spagnolo Mariano Rajoy spera di farcela

KEYSTONE/EPA EFE/MARISCAL

(sda-ats)

Qualcosa forse si muove nella crisi spagnola, e il premier uscente e incaricato Mariano Rajoy ora pensa di potercela fare a formare un governo a fine mese.

Secondo la stampa di Madrid si tratta di piccoli segnali, che però potrebbero portare alla fine della paralisi politica in atto dalle politiche di dicembre e evitare un ritorno alle urne che tutti dicono di non volere (sarebbe "una vergogna" tuona Rajoy), il terzo in meno di un anno.

Il leader Pp ha riferito ieri sera a re Felipe VI con cauto ottimismo sulle possibilità di riuscire a formare un governo. Secondo El Pais, il Pp non esclude ora una possibile investitura per fine agosto anche se la situazione al momento apparentemente rimane bloccata.

In vista di un possibile voto di fiducia Rajoy per ora conta solo sull'appoggio dei suoi 137 deputati, su 350. Psoe (85), Podemos (71) e i nazionalisti e indipendentisti (25) sono sulla linea del "no". Ciudadanos (32) è pronto ad astenersi.

La decisione però, presa ieri da Rajoy e dal leader di Ciudadanos Albert Rivera, di avviare trattative sui principali problemi del paese e soprattutto sul bilancio 2017, fa sperare ai popolari di riuscire a spostare il partito "naranja" sul "sì".

Una mossa che aumenterebbe la pressione sul Psoe perchè al secondo turno della fiducia accetti di astenersi per garantire la governabilità del paese ed evitare la "follia" delle terze elezioni, come chiede il leader storico socialista Felipe Gonzalez. "Ciudadanos può spingere il Psoe all'astensione se raggiunge un accordo con il Pp" rileva El Mundo.

Il tenace galiziano Rajoy ha davanti a sé tre settimane di duro lavoro tattico. Ciudadanos continua a dire che si limiterà all'astensione. Ma in dicembre Rivera aveva escluso qualsiasi alleanza con il Psoe, poi in febbraio aveva stretto un accordo con il leader socialista Pedro Sanchez.

Le maggiori pressioni ora si concentrano sul segretario Psoe. Sanchez martedi ha ribadito a Rajoy il "no" socialista. Ma diversi "baroni" avvertono che il prezzo da pagare per il Psoe, ritenuto responsabile di un ritorno alle urne, se si andrà alle terze elezioni potrebbe essere pesante.

Dopo Gonzalez, anche l'ex-premier José Luis Zapatero oggi ha invitato i socialisti a un "dialogo interno" sulla investitura di Rajoy, avvertendo che sarebbe "negativo e non conveniente" un ritorno alle urne.

L'ipotesi di alcuni analisti ora è che "all'ultimo secondo", cioè al secondo turno della fiducia, i socialisti si astengano in nome della governabilità del paese, dando via libera a Rajoy.

Certo la posizione di Sanchez non è facile. "Se rimangono sul "no è no!" i socialisti saranno visti come i responsabili delle terze elezioni e del prolungamento della paralisi politica con tutto ciò che comporta" avverte La Vanguardia. "Se permettono di formare il governo daranno munizioni al lavoro di destabilizzazione da sinistra di Podemos: un dilemma amletico che Sanchez deve cercare di risolvere con intelligenza se vuole continuare ad essere il leader del Psoe".

sda-ats

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