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Il vincitore è lui: Mariano Rayoy, premier uscente e leader conservatore

Keystone/EPA EFE/JAVIER LIZON

(sda-ats)

Mariano Rajoy l'inaffondabile sopravvive ad un'altra elezione e anzi è il vincitore delle politiche spagnole, che hanno visto tramontare il 'sogno' di Podemos di diventare il primo partito della sinistra superando i socialisti e candidarsi alla guida del governo.

"Rivendichiamo il diritto di governare, perché abbiamo vinto", ha detto nella notte a Madrid il premier uscente e leader del Pp Mariano Rajoy davanti a una folla di sostenitori festanti. "Da domani, ha aggiunto, inizieremo a parlare con tutti" in vista della formazione di un futuro governo.

Fra colpi di scena, dopo la pubblicazione di un disastroso exit-poll che dava il partito post-indignado Podemos davanti al Psoe e il suo leader Pablo Iglesias in buona posizione per candidarsi a premier di un governo di sinistra, i risultati reali a mano a mano hanno rovesciato il quadro politico.

Il Pp di Rajoy si rafforza rispetto a dicembre: cresce di 13 deputati, a quota 136 su 350, con il 33% dei voti, e conquista la maggioranza assoluta nel Senato con 130 seggi su 208, davanti a Psoe (43) e Podemos (16). Rispetto al Senato uscente il Pp cresce di 6 seggi, il Psoe ne perde 4. I senatori in Spagna non votano la fiducia al governo ma sono decisivi nelle riforme costituzionali.

In favore del partito del premier ha giocato un effetto Brexit, come sperava il premier uscente, spingendo una parte degli elettori a votare la 'sicurezza' contro l'avventura di Podemos.

Così i popolari vampirizzano anche il partito moderato emergente Ciudadanos, che scende da 40 a 32 seggi e al 12,8%. I socialisti di Pedro Sanchez si salvano dall'umiliante sorpasso di Iglesias, che annunciavano sbagliando tutti i sondaggi, ma con il 22,7% e 85 deputati perdono altri 5 seggi rispetto a dicembre quando già avevano registrato il loro peggiore risultato storico. Per il partito viola è una forte delusione. Rimane a 71 deputati con il 21,15%.

Iglesias si vedeva già, come promettevano i sondaggisti, alla guida di un governo di sinistra con i socialisti, dopo uno 'storico' sorpasso del Psoe. Questi risultati del 'secondo turno', provocato dalla paralisi del parlamento dopo le politiche di dicembre, senza maggioranze chiare e fra veti incrociati dei partiti, rischiano però di non risolvere il problema della governabilità del paese.

Rajoy ha continuato a proporre durante la campagna elettorale quanto ha sostenuto negli ultimi sei mesi, una Gran Coalicion con socialisti e Ciudadanos che garantisca per quattro anni la stabilità del paese in un quadro 'europeo'. Il leader Psoe Pedro Sanchez finora ha risposto 'no'.

Da soli, popolari e Ciudadanos non arrivano alla maggioranza assoluta di 176 seggi nel Congresso. Il premier uscente si presenta però ora alle trattative con gli altri partiti con una maggiore autorevolezza e da una posizione più forte: quella del solo leader che ha vinto, e non poco, in queste politiche. Rajoy ha rivendicato anche che il partito più votato possa comunque governare, se non altro in minoranza.

Il deludente risultato della sinistra rende più difficile il possibile tentativo di una maggioranza progressista Psoe-Podemos - azzoppata dall'ostilità personale di Sanchez nei confronti di Iglesias - che potrebbe però cercare di allargarsi ai nazionalisti baschi del Pnv (5 seggi) o ricercare l'astensione degli indipendentisti catalani di Cdc e Erc (17 deputati).

Il quadro rimane complesso e assai frastagliato. I quattro leader in campagna hanno detto di essere determinati ad evitare un nuovo ritorno alle urne. Le trattative però si annunciano difficili. E un terzo scrutinio, fra tre o quattro mesi, che tutti dicono di non volere, non appare impossibile.

sda-ats

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