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Il premier uscente Mariano Rajoy

KEYSTONE/AP/FRANCISCO SECO

(sda-ats)

Crisi Spagna: dopo 8 mesi di paralisi politica e un tentativo fallito di formare un nuovo esecutivo in febbraio, Madrid ritenta di darsi un governo in un clima di crescente sfiducia nella capacità dei suoi leader di evitare un ritorno alle urne, il terzo in un anno.

Dopo le politiche anticipate del 26 giugno che hanno dato quasi lo stesso risultato di quelle del 20 dicembre, re Felipe riapre domani le consultazioni con i leader dei partiti iniziando con i più piccoli. Giovedì vede i quattro signori della nuova politica spagnola: il premier uscente Mariano Rajoy, leader del Pp e candidato alla formazione del nuovo governo, vincitore ma senza maggioranza con 137 deputati su 350 delle ultime elezioni, il socialista Pedro Sanchez (85 seggi), il segretario di Podemos Pablo Iglesias (71) e quello di Ciudadanos Albert Rivera.

Al momento la situazione rimane bloccata. Rajoy non ha i 176 voti necessari per superare il voto di fiducia al Congresso. Può contare solo sui 137 Pp. Rivera gli ha promesso solo l'astensione dei suoi 32, Psoe e Podemos hanno annunciato voto contrario. Se le posizioni non cambiano, il Paese corre verso nuove elezioni in novembre, le terze in meno di un anno. Che probabilmente daranno un risultato simile a quello delle politiche del 26 giugno, già fotocopia di quello del 20 dicembre.

Una situazione paradossale in un Paese che fino a otto mesi fa era il più stabile politicamente dell'Ue, grazie alla formula del bipartitismo quasi automatico Pp-Psoe, esplosa però in dicembre con l'irruzione in parlamento di Podemos e Ciudadanos.

Da due settimane il leader popolare ha lanciato una campagna di contatti sotterranei per cercare di spostare verso il sì Ciudadanos, proponendo a Rivera - secondo Abc - la poltrona di vicepremier, e verso l'astensione i socialisti. Una ipotesi caldeggiata in nome della governabilità del Paese dal leader storico del Psoe Felipe Gonzalez e da altri 'baroni' territoriali.

Ma il segretario Sanchez, che ha firmato alle elezioni di dicembre e giugno due sconfitte storiche per il partito, minacciato sulla sinistra da Podemos, e all'interno del partito dalla rivale andalusa Susana Diaz, per ora frena. Secondo la stampa sono in corso anche contatti segreti fra Pp e i nazionalisti baschi e catalani di Pnv (5 seggi) e Cnc (8), che potrebbero optare per l'astensione nell'investitura di Rajoy.

Rajoy spera che la discesa in campo di Felipe VI possa rendere più fluide le posizioni. Rivera ha chiesto al re di premere sul Psoe perché accetti di astenersi, consentendo cosi al Paese di avere finalmente un vero governo e di evitare le terze elezioni.

Si riaccende intanto la mina vagante catalana. I partiti secessionisti non escludono di sfidare la corte costituzionale di Madrid e convocare un referendum sull'indipendenza. E secondo un recente sondaggio, per la prima volta nella popolazione catalana il sì alla secessione supera nettamente i no, 48% a 42,5%.

sda-ats

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