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Berna ha ancora una volta utilizzato l'ordinanza che permette di vietare l'esportazione di apparecchi di spionaggio elettronico. La Segreteria di stato dell'economia (SECO) ha rigettato una richiesta in questo senso della Turchia.

Secondo quanto emerge dalle statistiche pubblicate sul sito della SECO ad inizio luglio, l'ammontare dell'operazione sarebbe stato di 2500 franchi. La notizia del divieto, precedente al tentato golpe in Turchia, è stata resa nota oggi dai quotidiani "St. Galler Tagblatt" e "Neue Luzerner Zeitung".

Gli Imsi-catcher, chiamati anche in italiano "cacciatori di Imsi (International Mobile Subscriber Identity)" sono dispositivi che, simulando una normale antenna telefonica, consentono di intercettare il traffico dei telefoni cellulari e di pedinare i movimenti dei loro possessori.

È la terza volta che la Svizzera rigetta l'esportazione di questo tipo di beni che possono essere usati per scopi civili e militari (dual-use). Nel luglio 2015 era emerso che autorità statali di Vietnam e Bangladesh volevano acquistare Imsi-catcher da ditte svizzere. La SECO, d'accordo con i dipartimenti federali degli Affari esteri (DFAE) e della Difesa (DDPS), aveva allora respinto le richieste d'esportazione.

Il divieto di simili esportazioni è possibile soltanto dal 13 maggio 2015, quando il Consiglio federale ha imposto per via di ordinanza norme più severe per il trasferimento all'estero di beni destinati alla sorveglianza di internet e della telefonia mobile. Un rigetto della richiesta d'autorizzazione può essere emesso se c'è ragione di credere che il bene venga utilizzato dall'acquirente quale mezzo di repressione.

sda-ats

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