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Il 26enne condannato nel luglio scorso per violazione della legge che vieta Al Qaida e Isis ricorre al Tribunale federale (TF). Il giovane svizzero di origini libanesi cresciuto a Winterthur (ZH) contesta formalmente l'accusa di aver voluto unirsi allo Stato islamico.

Nulla prova che abbia avuto questa intenzione, afferma il suo difensore d'ufficio, Daniel Weber, in un comunicato diramato oggi. Il giovane era stato arrestato il 7 aprile 2015 a Zurigo mentre si apprestava a prendere un aereo per Istanbul, in Turchia: secondo le indagini del Ministero pubblico della Confederazione voleva raggiungere i combattenti dell'Isis in Siria.

Della stessa opinione si è mostrato il Tribunale penale federale (TPF), che il 15 luglio scorso aveva riconosciuto colpevole il 26enne di violazione della legge federale che vieta i gruppi terroristici Al Qaida e Stato Islamico. Si è trattato della prima condanna in base a questa normativa entrata in vigore nel gennaio 2015. All'imputato erano stati inflitti 18 mesi con la condizionale.

Secondo l'avvocato Weber la sentenza si basa però su prove insufficienti. Negli scambi avuti con un collega che si era recato in Siria la parola Isis non è mai menzionata, fa notare il giurista. Il fatto che il suo assistito, superato il check-in, si preparasse a salire su un aereo in partenza per Istanbul non può essere considerato un atto di sostegno all'Isis.

La Corte penale di Bellinzona, composta da un giudice unico, aveva invece seguito in buona parte l'accusa: secondo il magistrato l'imputato non voleva recarsi in Medio Oriente per un aiuto umanitario, bensì per fare il combattente. Il giovane si era informato durante otto mesi sul conflitto armato in corso e sulla jihad: aveva preso in considerazione di poter morire nella cosiddetta "guerra santa".

sda-ats

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