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La sede del Tribunale federale a Losanna

KEYSTONE/CHRISTIAN BRUN

(sda-ats)

È stato rimesso in libertà uno dei tre iracheni condannati lo scorso marzo dal Tribunale penale federale di Bellinzona (TPF) per sostegno all'organizzazione terroristica Isis.

L'uomo, cui erano stati inflitti tre anni e mezzo di detenzione e che si trovava dietro le sbarre dal momento dell'arresto nel 2014, aveva chiesto la scarcerazione anticipata dopo aver scontato, lo scorso luglio, i due terzi della pena.

Lo stesso TPF aveva accolto l'istanza, affermando che non vi erano indizi che lasciassero presagire nuove infrazioni, ma contro tale decisione si era opposto l'Ufficio della migrazione e dell'integrazione di Argovia, cantone di residenza dell'iracheno, che aveva invece disposto la proroga della carcerazione, fino al 30 ottobre, in vista dell'espulsione.

Tale decisione era stata confermata dal giudice unico del tribunale amministrativo cantonale sulla base di un decreto di espulsione e di divieto di ingresso in Svizzera a tempo indeterminato emanato dall'Ufficio federale di polizia (Fedpol), che considera l'iracheno pericoloso per la sicurezza esterna e interna.

Oggi la "SonntasgZeitung" afferma in prima pagina che il potenziale terrorista, giunto in Svizzera come richiedente asilo, è stato rimesso in libertà e la notizia è stata confermata sia dalla Fedpol, sia dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP).

A disporre la scarcerazione è stato il Tribunale federale, chiamato in causa da un ricorso dell'avvocato dell'iracheno. La Corte è giunta alla conclusione che nel caso in esame non sussistono le condizioni giuridiche per una detenzione in vista dell'espulsione.

In base a tale sentenza le autorità argoviesi, mercoledì scorso, hanno quindi rimesso l'uomo in libertà, afferma la Fedpol in una dichiarazione scritta. La questione di fondo, ossia se l'iracheno costituisca o no un pericolo per la sicurezza della Svizzera, non è stata chiarita.

Il provvedimento di espulsione, secondo la Fedpol, rimane peraltro valido, ma anche in questo caso il legale dell'iracheno ha interposto reclamo. Guido Balmer, portavoce del DFGP, ha indicato oggi che i servizi giuridici del suo dipartimento lo stanno esaminando.

La "SonntagsZeitung" scrive che le probabilità che il fiancheggiatore dell'Isis venga rispedito in Iraq sono praticamente nulle: in patria, a suo dire, rischia la pena di morte.

sda-ats

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