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Il presidente Donald Trump

KEYSTONE/AP/ANDREW HARNIK

(sda-ats)

Donald Trump lima i dettagli del bando-bis sugli arrivi da sette paesi musulmani, per evitare nuovi intoppi e problemi giudiziari.

La proposta allo studio assicura che non ci siano blocchi per chi è già in viaggio verso gli Usa quando il decreto entrerà in vigore e dovrebbe escludere dalla stretta - secondo le prime indiscrezioni - i possessori della carta verde.

Ma nel suo terzo fine settimana consecutivo a Mar-A-Lago, la Casa Bianca d'inverno, il presidente americano lavora anche al suo primo budget e a decreti per smantellare l'agenda eco-sostenibile di Barack Obama, tenendo allo stesso tempo colloqui con potenziali consiglieri alla Sicurezza nazionale.

Un'agenda fitta nella quale trovano spazio anche comizi stile campagna elettorale e tweet contro i media, ''nemici degli americani''. Il tutto mentre si riaccende il dibattito sul conflitto di interesse, con i figli Eric e Donald Jr a Dubai per l'inaugurazione di un club da golf Trump, e le polemiche sulla residenza in Florida, in cui si intrecciano politica e affari, con una corsa di molti Vip a diventarne soci per la cifra di 200.000 dollari l'anno, cosi' da guadagnare un 'biglietto di prima fila' per il presidente.

E' pero' il bando degli arrivi da sette paesi a maggioranza musulmana la misura su cui c'è maggiore interesse. Dopo la bufera sul primo decreto, che si è tradotto nella sconfitta in tribunale della linea della Casa Bianca, Trump è intenzionato a curare nei dettagli la misura, attesa la prossima settimana.

"Il presidente sta contemplando un decreto, al quale questa volta" avrà "la possibilità di lavorare'', soprattutto nella sua attuazione assicurando che ''nessuno resti bloccato nel sistema mentre è in viaggio, come accaduto con il primo decreto", preannuncia John Kelly, il segretario al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, il quale sottolinea che il bando è solo una pausa per concedere alle autorità il tempo necessario per valutare i sistemi di controllo dei sette paesi nella lista.

Impegnato nel riscrivere il decreto, Trump tiene anche le 'audizioni' per sostituire Mike Flynn, l'ex segretario alla sicurezza nazionale dimessosi in seguito ai rapporti troppo stretti con la Russia. Una sostituzione che si sta rivelando più difficile del previsto, dopo il rifiuto dell'ex Navy Seals Robert Harward.

Dalla lista dei papabili, secondo indiscrezioni, è uscito l'ex capo della Cia David Petraeus. Restano invece in corsa l'ex ambasciatore degli Stati Uniti all'Onu John Bolton, il luogotenente generale dell'Esercito H. R. McMaster e il generale in pensione Ray Odierno.

In via di definizione in queste ore anche nuove misure per smantellare l'agenda verde di Obama. Trump potrebbe firmare due decreti martedì per ribaltare le politiche dell'era Obama per il controllo del diossido di carbonio e dell'inquinamento delle acque, aprendo una nuova era per l'Agenzia per la Protezione Ambientale.

Scott Pruitt è stato appena confermato all'Epa, strappando una risicata maggioranza in Senato fra le critiche di democratici e ambientalisti che denunciano i suoi legami troppo stretti con l'industria petrolifera. Il presidente si avvicina anche al suo primo budget che, secondo indiscrezioni, potrebbe includere tagli drastici a programmi popolari, quali quello a sostegno delle arti e il Corporation for Public Broadcasting, che distribuisce parte del suo bilancio a reti televisive e radio locali.

SDA-ATS