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Il futuro vicepresidente?

KEYSTONE/FR132934 AP/LAUREN VICTORIA BURKE

(sda-ats)

Nella settimana che precede la Convention di Cleveland Donald Trump punta i riflettori su un ex generale ed ex capo dell'intelligence militare come ipotesi di candidato alla vicepresidenza.

Michael Flynn, che è stato alla guida della DIA dal 2012 al 2014, è emerso come seria possibilità di numero due, hanno detto fonti vicine al processo di selezione al Washington Post.

Flynn è registrato tra gli elettori democratici ma si è più volte schierato contro le scelte di politica estera di Barack Obama e due anni fa è stato messo alla porta dalla DIA - la Defense Intelligence Agency - in odore di dissidi con i vertici del Pentagono.

Da allora l'ex generale si è dedicato a coltivare rapporti con la Russia di Vladimir Putin (una simpatia che lo avvicina a Trump) e a scrivere un saggio sull'Islam radicale a quattro mani con il neoconservatore Michael Ledeen. Il libro, intitolato "Field of Fight: How We Can Win the Global War Against Radical Islam and Its Allies", uscirà in libreria martedì prossimo.

Tra gli altri potenziali numeri due ci sono l'ex speaker della Camera Newt Gingrich e i governatori dell'Indiana Mike Pence e del New Jersey Chris Christie. L'annuncio dovrebbe arrivare a giorni.

Nella storia americana ci sono precedenti di candidati populisti che scelgono un militare come running mate: nel 1968 il segregazionista George Wallace e poi nel 1992 il miliardario H. Ross Perot.

"Trump trova in Flynn un partner di cui si fida ma soprattutto gli piace l'immagine di un uomo d'affari e un generale che arrivano a Washington da outsider", scrive oggi il Post secondo cui il patron di "Apprentice" conta molto sullo "star power" e sull'effetto sorpresa per catalizzare consensi alla convention mentre è "piuttosto annoiato" dai consigli dei suoi strateghi di scegliere come "running mate" un politico tradizionale.

Flynn certamente tradizionale non è e va d'accordo su più punti di politica estera con il candidato: oltre alla Russia, l'approccio da falco nella lotta all'Islam delineato nel libro scritto con Ledeen, un controverso storico e giornalista statunitense oggi ricercatore alla Fondazione per la difesa delle democrazie, il cui passato è legato a molti misteri italiani.

Ledeen, che negli anni '80, quando viveva in Italia ufficialmente come giornalista ma secondo molti in odore di CIA, popolarizzò la pista della Bulgarian Connection nel tentativo di Ali Agca di assassinare Giovanni Paolo Secondo, fu poi il traduttore della tempestosa conversazione telefonica tra Ronald Reagan e Bettino Craxi al tempo dell'Achille Lauro e più di recente è stato coinvolto anche nel Nigergate, la "bufala" dell'uranio del Niger venduto a Saddam Hussein all'epoca della Guerra in Iraq.

sda-ats

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