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Recep Tayyip Erdogan, più forte che mai in Turchia

KEYSTONE/AP/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO

(sda-ats)

Esattamente un mese fa la Turchia ha rischiato di cambiare drammaticamente volto, quando una parte dell'esercito ha tentato di spodestare il presidente Recep Tayyip Erdogan.

Il golpe è fallito nello spazio di una notte, ed il "sultano" ha risposto con grande durezza attraverso migliaia di epurazioni. All'appello, però, manca ancora colui che viene accusato di essere il regista dell'operazione, l'odiato Fetullah Gulen, in esilio negli Usa, che adesso Erdogan reclama.

Nelle ultime quattro settimane, la scure del regime si è abbattuta su tutti i settori della società sospettati di agire all'ombra di Gulen.

Oltre 35mila persone sono state interrogate, mentre oltre 80mila sono state sospese dai loro incarichi e 5mila rimosse: dalle forze armate ai giudici, dai giornalisti ai funzionari pubblici, dai docenti e agli impiegati, ha reso noto ieri il premier Binali Yildirim. Gran parte delle scuole e i media di Gulen sono stati chiusi ed i suoi beni personali sequestrati.

Dopo ore di bombardamenti e combattimenti, i golpisti si arrendevano, ma con un bilancio pesantissimo: oltre 270 morti, inclusi civili. Scampato il pericolo Erdogan, più forte che mai, ha dato il via alle rappresaglie.

sda-ats

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