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È da tempo che la Commissione europea aveva avvertito i Governi e le multinazionali che le tasse vanno pagate e fatte pagare, laddove le aziende generano profitti.

E' stato uno dei leitmotiv dell'esecutivo Juncker, che dopo lo scandalo LuxLeaks lanciò la sua lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva delle multinazionali, grazie alla quale evadono miliardi di tasse all'anno in Europa.

Ma il messaggio ai Governi è arrivato chiaro soltanto dopo la traumatica decisione sulla Apple: è allora che hanno capito che Bruxelles non aspetterà l'Ecofin, ma userà gli strumenti a disposizione, come le norme sulla concorrenza, per restituire ai cittadini quel gettito tributario che gli spetta.

E ora si prepara al nuovo passo: rilanciare la proposta per creare una base imponibile comune (Common consolidated corporate tax base o CCCTB), presentata e subito stoppata nel 2011. "Non c'è un momento migliore per rilanciarla, so che la frustrazione dei cittadini cresce", ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, ribadendo che la decisione sulla Apple "manda il segnale chiaro che gli anni dell'evasione sono finiti e non si possono aggirare le regole degli aiuti di Stato".

Tutte le aziende, di qualunque origine, "devono pagare la giusta quota di tasse sui profitti, dove vengono fatti". Un principio su cui, a parole, tutti i 28 membri Ue sono d'accordo. Ma, nei fatti, hanno fino ad oggi cercato di rinviare qualunque proposta che servisse davvero ad armonizzare il fisco per evitare che le multinazionali sfruttino le differenze tra i sistemi a proprio vantaggio. Tra i primi ad opporsi proprio l'Irlanda, il cui Governo è ora in difficoltà, diviso sulla decisione di richiedere indietro alla Apple i 13 miliardi.

Sebbene la proposta di creare una base imponibile comune prevede due fasi, e solo nella seconda si stabilirà una formula comune con cui decidere dove e quali redditi delle multinazionali tassare, il percorso all'Ecofin non sarà semplice. Moscovici ha spiegato di aver trovato gli Stati piuttosto "favorevoli a progredire in questo momento", anche se non sono d'accordo su tutto".

E ha ricordato che per approvare la proposta serve l'unanimità. L'atmosfera è comunque cambiata, tanto che alcuni, come l'Austria, hanno annunciato che verificheranno se Apple deve qualcosa anche a loro. Per il ministro dell'economia italiano Pier Carlo Padoan, il caso Apple rilancia anche la questione della 'digital tax', su cui "bisognerebbe fare progressi".

Mentre il presidente dell'Eurogruppo e ministro delle finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, si schiera con Bruxelles: "Il mio messaggio alle multinazionali è: state combattendo la battaglia sbagliata. E' tempo di voltare di pagina, i tempi stanno cambiando. Dovete pagare le tasse in modo corretto, parte negli Usa e parte nell'Ue. Preparatevi a farlo".

sda-ats

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