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Il mantra dei negoziatori, al lavoro ormai da tre anni, resta lo stesso: "chiudere entro fine 2016" con un "accordo ambizioso, completo e bilanciato" di libero scambio Ue-Usa, e con un secco "no a versioni light" del Ttip.

Perché, nonostante la Brexit e il suo contraccolpo negativo per gli Usa, "le ragioni" per proseguire "restano forti". È il messaggio politico emerso alla fine dell'ormai quattordicesimo round negoziale tra Ue e Usa, tenutosi a Bruxelles, in attesa di una svolta a settembre per sciogliere a livello politico i nodi su cui i negoziatori non riescono a fare progressi significativi, dal riconoscimento delle indicazioni geografiche all'accesso al mercato sino agli appalti.

"L'Ue è pronta a chiudere sotto l'attuale amministrazione (del presidente Barack) Obama, purché l'accordo sia valido", ha affermato il capo negoziatore della Commissione europea Ignacio Garcia Bercero. A fargli eco il collega americano Dan Mullaney: "Siamo molto concentrati per chiudere entro quest'anno, è il nostro obiettivo primario". Il punto è come, viste le tante incognite politiche sia in Europa che negli Usa.

E anche se la Brexit "non ritarderà in alcun modo i negoziati", Mullaney ha ammesso che "ha avuto un impatto sui calcoli di tutti", perché sarebbe come per l'Europa fare "un accordo con gli Usa ma senza la California".

Da un punto di vista tecnico, "puntiamo ad avere tutti i testi consolidati in ogni area dell'accordo per la fine dell'estate", ha spiegato Bercero, dove le differenze rimaste tra le posizioni Ue e Usa si trovano tra parentesi quadre. Molti i nodi aperti. Primo, le linee tariffarie: le discussioni sul taglio dei dazi hanno finora coperto il 97% dei settori ma il rimanente 3% sarà determinante "per la fine del gioco".

sda-ats

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