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Jason Rezaian, l'ex corrispondente del Washington Post a Teheran, ha fatto causa al governo iraniano per essere stato tenuto prigioniero pretestuosamente per 18 mesi subendo "danni irreparabili" per "torture e altri trattamenti crudeli".

Fra le angherie cui Jason Rezaian è stato sottoposto: privazione del sonno, interrogatori senza sosta, cure mediche di base negate, cibo adulterato.

Gli americani non possono citare in tribunale un governo straniero ma una eccezione è fatta per presunti atti terroristici. Il giornalista, che durante la prigionia perse 50 kg, fu arrestato e condannato per spionaggio e poi liberato insieme ad altri tre detenuti americani lo scorso gennaio, nell'ambito di un accordo più ampio con gli Stati Uniti sullo sfondo dell'accordo sul nucleare.

Rezaian sostiene di essere stato tenuto in ostaggio per estorcere concessioni durante i negoziati con gli USA sul nucleare. Anche i suoi famigliari (il fratello e la madre) hanno chiesto un risarcimento non precisato dei danni per le sofferenze fisiche e mentali subite durante la lunga prigionia del giornalista.

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SDA-ATS