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Il presidente russo Vladimir Putin

KEYSTONE/AP POOL SPUTNIK KREMLIN/ALEXEI DRUZHININ

(sda-ats)

Sulle presidenziali americane si allunga l'ombra di Vladimir Putin, dei suoi servizi segreti e dei suoi oligarchi. Con un obiettivo: favorire la corsa di Donald Trump, ammiratore (ricambiato) del leader del Cremlino e fautore di una Nato meno interventista.

È il sospetto dei media americani. E l'accusa esplicita dello staff di Hillary dopo l'imbarazzante divulgazione da parte di Wikileaks di circa 20 mila email tra funzionari del Partito democratico e responsabili della sua campagna per sgambettare Bernie Sanders durante le primarie.

Anche l'Fbi sta indagando, dopo la scoperta in giugno che due gruppi di hacker avevano violato il sistema informatico del comitato nazionale del partito.

No comment del Cremlino, che si affida paradossalmente alle smentite dello stesso Trump. Ma i sospetti aumentano. Non ci sono solo indizi informatici dello zampino dell'intelligence russa. O coincidenze, come il fatto che Julian Assange, co-fondatore di Wikileaks, lavori per la tv filo Cremlino Russia Today, e che la fuga di notizie sia avvenuta alla vigilia della convention democratica.

Ora i media americani cominciano a mettere in fila una serie di elementi concreti che non possono essere ignorati e che vanno al di là delle possibili affinità ideologiche tra Putin e Trump. Il primo è la profonda dipendenza finanziaria dell'impero del tycoon dal denaro russo, in particolare da oligarchi vicino al Cremlino.

Secondo il giornalista Josh Marshall, il debito di Trump è cresciuto enormemente nell'ultimo anno, da 350 a 630 milioni di dollari, mentre i suoi asset liquidi sono diminuiti. Dopo la bancarotta, le banche americane hanno smesso di fargli credito e dalla fine degli anni Ottanta le sue attività sono finanziate in gran parte dalla Russia, e di recente soprattutto da imprenditori del giro di Putin.

Trump continua a rifiutarsi di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi e forse uno dei motivi potrebbe essere il fatto che essa svelerebbe la profondità della sua dipendenza dal capitale russo legato all'entourage di Putin, ponendo conflitti d'interessi in politica estera.

Il secondo elemento è che il vertice dei suoi consiglieri è ammanicato direttamente o indirettamente con Putin: Paul Manafort, capo della sua campagna elettorale, è stato a lungo consulente di Viktor Ianukovich, il presidente ucraino alleato di Putin defenestrato dal Maidan. Il Consigliere di Trump sulla Russia (e sull'Europa), Carter Page, ha grossi investimenti in Russia e solidi rapporti con Gazprom, una delle armi energetiche di Putin.

sda-ats

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