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Hillary Clinton si avvantaggia su Trump

KEYSTONE/AP/CHUCK BURTON

(sda-ats)

Un primo effetto a sorpresa sulla campagna elettorale americana la Brexit lo ha già avuto: tutti si aspettavano un aumento dei consensi per Donald Trump e invece, dai primi sondaggi, è Hillary Clinton che sembra prendere il volo.

L'ex first lady ha oltre 13 punti di vantaggio sull'avversario nella corsa alla Casa Bianca, secondo un sondaggio dell'ultim'ora di Reuters e Ipsos. Uno scarto a doppia cifra che non si registrava da settimane.

È dunque ancora presto per dire se l'effetto domino auspicato dal tycoon newyorchese dall'Europa si estenderà Oltreoceano, consegnandogli a novembre la presidenza degli Stati Uniti. Lui che dalla Scozia ha parlato di "parallelismi", e che si sente in sintonia con quel clima di antipolitica che anima il Vecchio Continente.

Ma sono in molti gli osservatori che puntano sullo scenario opposto: lo shock dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea avvantaggerà la candidata democratica che potrà giocare la carta di una leadership più affidabile e stabile. E soprattutto più attenta alle ripercussioni che ogni decisione al giorno d'oggi può avere sul resto del mondo. Basta vedere il terremoto sui mercati, compreso il crollo di Wall Street, provocato dall'esito del referendum britannico.

Intanto la Brexit è destinata inevitabilmente a rimettere in discussione quel legame tra Stati Uniti e Regno Unito che ha radici più che profonde. I rapporti tra i due Paesi - a detta di molti analisti - sono destinati a una revisione forse senza precedenti. Soprattutto se alla Casa Bianca arriverà proprio Hillary, che si pone in continuità con la linea Obama. Un Obama che, al di là delle dichiarazioni di circostanza, è deluso ed amareggiato, come racconta il suo entourage. Lui che in aprile era volato fino a Londra per sostenere con forza la causa del 'Remain' al fianco di David Cameron.

In quell'occasione il presidente aveva chiaramente fatto capire che fuori dalla Ue la Gran Bretagna - a dispetto delle sbandierate "relazioni speciali" - avrebbe dovuto mettersi "dietro alla fila", a partire dagli accordi commerciali. Per Obama prima di ogni cosa viene quel Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) con la Ue che ha voluto con tutte le sue forze e che vuole chiudere a tutti i costi prima della fine del suo mandato. "Non mi risulta che il presidente abbia aggiornato la sua posizione", ha ammesso Eric Schultz, uno dei portavoce della Casa Bianca, che non ha nascosto gli elementi di "incertezza" introdotti sulla scena politica, diplomatica ed economica dalla Brexit.

E se i toni ufficiali scelti da Obama sono cauti e rassicuranti, a dare voce all'insoddisfazione e all'irritazione della presidenza è Joe Biden, come sempre il più schietto e 'meno diplomaticò: "Non c'è dubbio che avremmo preferito un altro risultato". Perchè la Brexit fa paura. E per gli Usa rappresenta una minaccia per la coesione di quel blocco che in 70 anni di storia ha garantito pace e prosperità in Occidente. Uno scenario in cui - si sottolinea negli ambienti del'amministrazione Obama - è facile prevedere una nuova crisi in Europa, soprattutto se prevarrà l'effetto domino. Uno scenario dove sia Londra che Bruxelles diventano più deboli, indebolendo un'alleanza transatlantica che difficilmente potrà in futuro raggiungere accordi come quelli per fermare il nucleare dell'Iran o sanzionare la politica aggressiva della Russia in Ucraina. E dove a rischio è anche anche la collaborazione in seno alla Nato sull'Afghanistan, la lotta all'Isis e il Medio Oriente.

sda-ats

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