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In un processo in corso a Yverdon-les-Bains (VD), il pubblico ministero ha chiesto 32 mesi di carcere per un 52enne che nel gennaio 2015 avrebbe violentato un compagno di cella nella prigione della Croisée a Orbe (VD).

La presunta vittima non si è presentata in aula. Si tratta di un francese di 32 anni condannato per diversi furti, che accusa l'ex compagno di cella di averlo legato e poi violentato. L'imputato ha ammesso fellazioni reciproche ma ha negato qualsiasi atto di penetrazione e ha chiesto di essere assolto. La sentenza sarà comunicata per iscritto alle parti.

Il sostituto procuratore rappresentante l'accusa si è detto "intimamente convinto" della colpevolezza dell'imputato, sulla base di un "fascio di elementi" concordanti e del racconto "coerente e senza contraddizioni" della presunta vittima.

Il 52enne è stato processato con l'accusa di coazione sessuale. Secondo il Codice penale svizzero, il reato di violenza carnale (art. 190) si riferisce infatti esclusivamente a vittime "di sesso femminile".

Il 32enne sostiene che l'imputato gli ha proposto un gioco, promettendogli una possibile vincita di mille franchi. La sfida - afferma - consisteva nel lasciarsi legare i polsi con un laccio per poi liberarsi senza usare la bocca. Una volta legatolo, il compagno di cella lo avrebbe spogliato e poi violentato. L'uomo ha presentato denuncia tre giorni più tardi. Nell'esame medico non è stata però riscontrata alcuna lesione né sono state trovate tracce di sperma o di Dna estraneo. Il difensore dell'imputato ha definito la tesi dello stupro "del tutto inverosimile".

Dopo una infanzia difficile, il presunto violentatore ha avuto una brillante carriera professionale. Nel 2006 e nel 2015 è stato condannato per atti sessuali con fanciulli e pornografia. Da dieci anni segue un trattamento psichiatrico ed è attualmente disoccupato.

sda-ats

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