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Un uomo ritenuto essere una figura centrale negli ambienti jihadisti di Winterthur sarebbe stato arrestato su ordine del Ministero pubblico della Confederazione (MPC).

La Procura federale, senza confermare espressamente l'informazione di stampa, ne deplora oggi la pubblicazione anzitempo, affermando che potrebbe compromettere le indagini.

La notizia dell'arresto è stata pubblicata sul sito della tv svizzerotedesca SRF, in cui si anticipa un servizio della rubrica "Rundschau" che andrà in onda questa sera. Altri organi di stampa aggiungono particolari sull'arrestato, che sarebbe un 30enne di origini italiane convertito all'Islam e sarebbe stato posto in detenzione preventiva già in febbraio nel carcere regionale di Berna, con l'accusa di sostegno o partecipazione a un'organizzazione terroristica.

Secondo "Rundschau", che "osserva" a suo dire l'arrestato "da oltre un anno", l'uomo non era un semplice frequentatore della moschea An'Nur di Winterthur, spesso citata dai media come luogo di radicalizzazione di giovani partiti per la guerra santa islamica (jihad) in Siria nei ranghi dello Stato islamico Isis (sarebbero almeno cinque finora dalla città zurighese). Egli avrebbe infatti avuto stretti contatti con imam della moschea e sarebbe stato "una persona di rispetto per giovani nel processo di radicalizzazione", tanto da autodefinirsi "emiro".

L'italiano convertito avrebbe istruito i giovani discepoli nella moschea o davanti ad essa, ma anche in diversi centri di fitness e in una palestra di arti marziali della città zurighese.

Sempre secondo Rundschau l'uomo avrebbe avuto un ruolo centrale anche nella rete di distribuzione gratuita del Corano nelle piazze denominata "Lies!" ("Leggi!") e avviata in Germania dal 62enne salafita tedesco d'origine palestinese Ibrahim Abou Nagie.

Il "Blick" di oggi pubblica a sua volta un articolo con foto dell'uomo, rilevando che è già stato sorpreso in un'attività "vietata non soltanto dal codice penale svizzero ma anche dal salafismo fondamentalista": lo spaccio di anabolizzanti.

La pubblicazione della notizia non è piaciuta all'MPC, che accusa senza mezzi termini la redazione in capo della SRF di "ostacolare un procedimento penale in corso". In una nota inviata all'ats dal portavoce André Marty, la Procura federale rileva di aver preso atto "con rincrescimento" del fatto che la redazione in capo della SRF non ha voluto dar seguito alla sua richiesta di posticipare il servizio di alcune settimane per non compromettere le indagini. "La redazione in capo della SRF assegna palesemente al servizio di 'Rundschau' la priorità rispetto al pericolo di collusione prospettato (dall'MPC, ndr) per iscritto e oralmente", si legge nella nota.

http://www.srf.ch/news/schweiz/islamisten-leitwolf-aus-winterthur-verhaftet

sda-ats

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