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Non andrà in prigione ma rimarrà nella clinica psichiatrica dove già è ricoverato un marocchino di 34 anni processato oggi dal Tribunale distrettuale di Zurigo per aver dato fuoco a dei libri in una moschea della città nel giugno 2016.

Il tribunale ha sentenziato che l'uomo, accusato di incendio volontario, non è imputabile viste le sue condizioni mentali. Secondo una perizia psichiatrica il marocchino, giunto in Svizzera quando era teenager, soffre di una schizofrenia paranoide e ha agito in uno stato di psicosi.

Lo stesso pubblico ministero ha chiesto in luogo del carcere una misura terapeutica, peraltro già messa in atto anticipatamente: il 34enne è ricoverato in una clinica psichiatrica dal novembre scorso. A causa della sua malattia persiste un forte pericolo di nuovi atti di violenza, secondo la perizia. L'uomo, che ha problemi psichici da quando aveva 20 anni circa, ha già alle spalle una serie di delitti e soggiorni in clinica psichiatrica.

Secondo l'atto d'accusa il marocchino, musulmano egli stesso, aveva comperato una tanica di cinque litri di benzina a un distributore e si era poi recato, la sera del 22 giugno 2016, nella moschea, situata nei pressi della Bucheggplatz, tra il centro città e Oerlikon. Lì aveva versato il liquido sui libri custoditi nella sala di preghiera al primo piano dell'edificio e aveva appiccato il fuoco, per poi fuggire. Altri fedeli si sono accorti dell'incendio quando le fiamme avevano già intaccato il tappeto e lo hanno spento con un estintore.

A spiegazione del suo gesto l'imputato ha detto in aula che voleva distruggere i libri per il loro contenuto violento e che non aveva pensato alle conseguenze del suo atto.

SDA-ATS