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Ludovic Rocchi (foto d'archivio)

KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

(sda-ats)

È stato assolto il giornalista di Le Matin, che aveva riferito di sospetti di plagio nei confronti di un professore dell'università di Neuchâtel e che da questi era stato accusato di diffamazione.

La vicenda, che oltre tre anni fa era finita sui media di tutta la Svizzera, aveva conosciuto anche risvolti ticinesi.

Il Tribunale regionale di La Chaux-de-Fonds (NE) ha statuito oggi che al giornalista, Ludovic Rocchi, attualmente alle dipendenze della radiotelevisione romanda RTS, non può essere imputata né calunnia né diffamazione.

Il procuratore Nicolas Aubert aveva chiesto una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di 140 franchi con la condizionale per due anni. Dal canto suo, il legale del professore auspicava una condanna - senza precisarne l'entità - e una riparazione per torto morale.

Il difensore farà un annuncio di ricorso per ottenere i considerandi della sentenza, ha detto all'ats. Deciderà dopo averli letti l'eventuale passaggio al tribunale di seconda istanza.

Ludovic Rocchi era accusato di aver leso l'onore del professore della facoltà di scienze economiche neocastellana in tre distinti articoli pubblicati su Le Matin. Il giornalista aveva accusato il ricercatore di plagio in un libro venduto agli studenti ed evocava pure sospetti di plagio riguardo a un'altra pubblicazione.

È rapidamente stato stabilito che l'accusa di calunnia era infondata, ha indicato il giudice, Muriel Barrelet. Quanto ai rimproveri di diffamazione, il giudice ha ritenuto che il giornalista ha saputo fornire le prove della verità per la maggior parte dei fatti pubblicati.

Nessuna prova invece per le affermazioni secondo cui il professore abbia arricchito il suo curriculum vitae inventandosi tre funzioni. Ma il giornalista, in buona fede, poteva ritenerlo sulla base di un testimone che aveva interrogato. Non è giustificato pretendere che sulla questione Rocchi realizzasse una vasta inchiesta presso vari professori in Canada, ha stabilito il tribunale.

Dopo la denuncia del professore, il Ministero pubblico neocastellano aveva ordinato di perquisire la casa del giornalista a La Chaux-de-Fonds e chiesto alla polizia ticinese di sequestrare il suo computer professionale, mentre questi si trovava al Festival del film di Locarno per un reportage.

Il caso era finito al Tribunale federale e alla fine le perquisizioni al domicilio di Rocchi erano state giudicate illegali.

Il professore accusato di plagio era stato prima sospeso e poi reintegrato nell'ateneo con un ammonimento e la minaccia di esclusione formale.

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SDA-ATS