BE: oppositori contro diga Trift, a rischio paesaggio alpino

Il lago naturale che vuole essere trasformato in bacino idrico artificiale. Keystone/URS FLUEELER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 agosto 2019 - 16:15
(SDA-ATS)

La progettazione di un nuovo bacino idrico nell'Oberland bernese, vicino al ghiacciaio del Trift, non piace a tutti. Un neonato comitato, appoggiato da consiglieri nazionali, vuole esprimere la propria opposizione con un bivacco nella zona antistante al ghiacciaio.

Il comitato chiede in un comunicato odierno che gli ultimi paesaggi alpini rimasti siano preservati. A suo avviso, il lago artificiale non serve né per la trasformazione energetica né per tutelare il clima, bensì esistono alternative più ragionevoli.

Ad esempio, se lo stesso investimento venisse fatto in nuovi impianti fotovoltaici, si otterrebbe una produzione doppia di energia elettrica, sottolinea il comitato. Il gruppo ha ricevuto il sostegno di alcuni deputati a Berna, come Silvia Semadeni (PS/GR), Martina Munz (PS/SH) e Thomas Weibel (PVL/ZH).

Kraftwerke Oberhasli, affiliata di BKW, intende costruire il nuovo bacino nella zona del ghiacciaio Trift. Il progetto prevede costi per circa 400 milioni di franchi. L'azienda elettrica ha presentato al canton Berna la domanda per essere autorizzata ai lavori, al momento ancora in sospeso.

Alcune organizzazioni ambientaliste come Pro Natura e WWF non si oppongono all'idea. Dopo diversi anni hanno infatti dato il proprio consenso, ritenendo che il progetto possa salvare delle risorse idriche. Hanno per contro sollevato obiezioni Aqua Viva e l'associazione del Grimsel.

Il ritiro del ghiacciaio negli ultimi anni ha portato alla formazione di un lago nell'area anteriore. Ora si vuole circoscrivere lo specchio d'acqua, creando il bacino. Esso dovrebbe produrre annualmente 145 gigawattora di corrente, che corrisponde al consumo medio di 30'000 famiglie.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo