Il più grande azionista di Credit Suisse attacca il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) Urs Rohner e minaccia di revocargli la fiducia, se non si schiererà in favore del Ceo Tidjane Thiam.

In una lettera indirizzata al Cda di cui dà notizia il portale finanziario online elvetico The Market, David Herro, alto dirigente della società d'investimento americana Harris Associates, afferma di seguire con grande preoccupazione le ultime notizie relative all'istituto. Herro invita il Cda a dimostrare pubblicamente fiducia nei confronti di Thiam: sarebbe un grave errore, si legge nella missiva datata 3 febbraio, sostituire un presidente della direzione che ha trasformato in modo positivo la banca.

In un colloquio con The Market Herro aggiunge di non tollerare il comportamento di Rohner. A suo avviso il presidente del Cda sta a quanto sembra cercando di allontanare Thiam dal suo posto. Il manager americano chiede quindi al Cda di sostituire con effetto immediato Rohner, se questi non sarà in grado di sostenere pubblicamente il Ceo. Nel caso i consiglieri di amministrazione non dovessero agire Harris Associates cercherà altre vie per togliere Rohner dalle sue cariche.

Dalla lettera emerge fra l'altro che Harris Associates detiene l'8,42% delle azioni di Credit Suisse: finora la società era accreditata a circa il 5%. Il gruppo americano è così diventato il più grande singolo azionista della banca, davanti al fondo sovrano qatariota Qatar Investment Authority (5,21%), al fondo sovrano norvegese (4,98%) e al conglomerato saudita Olayan Group (4,93%).

Proprio oggi, secondo notizie non confermate, dovrebbe tenersi una riunione del Cda in cui potrebbero essere discusse conseguenze dalla vicenda dei manager sorvegliati. Stando alla stampa Rohner vorrebbe affrontare il tema della sostituzione di Thiam se l'autorità di vigilanza Finma arriverà alla conclusione che il manager franco-ivoriano ha mancato ai suoi obblighi. La stessa posizione del presidente del Cda sarebbe però traballante.

Come noto nel settembre scorso aveva tenuto banco per settimane, anche sui media internazionali, la vicenda di Iqbal Khan, il top manager pedinato su ordine dell'istituto, fino al precedente mese di giugno responsabile della gestione patrimoniale di Credit Suisse e dal primo ottobre 2019 in forza a UBS con la stessa funzione (accanto a Tom Naratil).

In dicembre è poi emerso un secondo caso di pedinamento, quello dell'ex capo del personale Peter Goerke, che l'istituto si era visto costretto a confermare in un secondo tempo. In precedenza sia Thiam che Rohner avevano parlato della sorveglianza di Khan come di un caso isolato.

Secondo un'indagine condotta dallo studio legale zurighese Homburger per conto di Credit Suisse sarebbe stato l'allora direttore operativo (COO) Pierre-Olivier Bouée a ordinare le sorveglianze. Né Thiam né Rohner ne erano a conoscenza.

Questo fine settimana si è poi parlato di un'infiltrazione di Greenpeace da parte di spie al soldo della banca.

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