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Mamco in salsa italiana

Archizoom Associati, Dressing design (1972-73) - foto Mamco

Cinque monografie e tre esposizioni collettive targate Italia sono in mostra al Museo d’arte moderna e contemporanea di Ginevra.

“Frammenti di un discorso italiano”, quarta puntata del ciclo “Rien ne presse/Slow and Steady/Festina lente”, mette al centro l’arte contemporanea ed emergente del Belpaese.

Installazioni, video, musica. Fotografie elaborate al computer, plastici visionari, scritte al neon. L’Italia che si mette in mostra al Museo d’arte moderna e contemporanea di Ginevra (Mamco) è quella delle avanguardie: artisti più o meno giovani ma sempre fuori dal comune, attivi nel panorama creativo internazionale dagli anni sessanta ai giorni nostri.

La voce degli analfabeti, il suono dell’adolescenza

La bolognese Eva Marisaldi, classe 1966, occupa un intero piano del museo con le sue installazioni essenziali e suggestive che uniscono suoni, immagini e nuove tecnologie. Come “Analfabeta”, una costruzione di legno a forma di pozzo, foderata di stoffa nera: dal centro dell’installazione emerge il rumore ripetitivo di un libro che cade a terra.

Un’opera semplice eppure ipnotica, anche in virtù della sua collocazione in una sala tutta bianca, coronata dal soffitto post industriale caratteristico del museo.

O come “Tristan”, un gioco elettronico interattivo: protagoniste sono delle sfere colorate dalla grafica elementare, impegnate in mille prove quotidiane rubate alla vita di un’adolescente, “la Fede”: “L’artista ha effettivamente intervistato a lungo un gruppo di adolescenti di Bologna, per realizzare i testi. E li ha persino pagati”, racconta l’addetta stampa del museo, Alice Treppoz.

Tra neon, tecnologia e ritocchi fatti a mano

Maurizio Nannucci è invece un habitué del Mamco: alcune sue opere sono esposte in permanenza nei corridoi del museo ginevrino, disseminate quasi a caso fra scalinate e saloni interminabili. Scritte al neon decisamente elementari: “Art”, “Light”, “Text”, “Sign”. “Scrivere con il neon consente di mettere in luce parole e pensieri e di donare loro i colori che aiutano l’immaginazione”, scrive del suo lavoro.

Da non perdere i lavori di Botto e Bruno da Torino, una coppia nella vita e nel lavoro: portano al Mamco “Wall’s place”, il posto del muro. Enormi immagini rielaborate a mano e al computer che evocano scenari periferici e metropolitani: “Cerchiamo di usare la tecnologia, senza che prenda il sopravvento: i ritocchi sono fatti a mano e solo alla fine interviene la macchina. Pensiamo che la fotografia non sia uno strumento neutro per raccontare la realtà: le nostre decostruzioni cercano di rendere visibile la sua complessità”.

Un’arte che si nutre d’idee

In collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, al Mamco c’è anche “Arte, architettura e utopia in Toscana, 1960-1980”, una miscellanea che racconta la storia dei movimenti artistici nati e cresciuti nella regione fra gli anni sessanta e settanta.

È “l’arte dal basso”, che si nutre di idee più che di finanziamenti pubblici, che ha dato vita per esempio al progetto Zona People, attivo nell’area metropolitana fiorentina dal 1974 al 1985: uno spazio no profit fondato da un gruppo di creativi toscani (tra cui il già citato Maurizio Nannucci) che riuscì a mettersi in rete con i più prestigiosi luoghi d’arte delle avanguardie internazionali e portò nella penisola nomi come il padre del situazionismo Guy Debord e le americane Guerrilla Girls.

Piero Gilardi ci riporta invece ai giorni d’oggi, lo sguardo proiettato su un futuro che è già qui con Biosfera, un’installazione interattiva e multimediale che gioca con le suggestioni delle nuove tecnologie. Ogni visitatore è invitato a scrivere su un pannello di sabbia un motivo, una frase, un segno che vengono ripresi da un computer e proiettati su uno schermo e sui quali sono invitati a intervenire gli altri visitatori della mostra. L’obiettivo? “Dare vita a una eco-macchina, che permetta ad ogni individuo di prendere coscienza della sua appartenenza ad una biosfera in continua evoluzione”. Provare per credere.

swissinfo, Serena Tinari, Ginevra

Fatti e cifre

Frammenti di un discorso italiano è al Mamco di Ginevra fino al 21 settembre 2003;
Esposizione realizzata in collaborazione con la Regione Toscana, con Palazzo Fabroni (Pistoia) e con il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci (Prato);
Visita guidata gratuita dell’esposizione domenica 7 settembre.

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