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Il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha replicato agli Usa sulla questione degli accordi sul nucleare.

KEYSTONE/EPA/ZURAB KURTSIKIDZE

(sda-ats)

Prima l'ammissione Usa di 'conformità' agli impegni da parte dell'Iran, poi la richiesta sempre americana di nuove verifiche sull'eventuale presenza di armi nucleari, infine la risposta iraniana: "gli Stati Uniti dovranno cambiare corso e adempiere ai propri impegni".

Sull'accordo nucleare il dialogo indiretto tra Teheran e Washington continua a muoversi tra ammissioni, ripensamenti, accuse, dubbi e risposte. I toni sono sempre gli stessi, anche se ora si sono arricchiti di qualche contraddizione.

Protagonista degli ultimi due giorni il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, finito oggi sulle prime pagine di tutti i media iraniani per una lettera al presidente della Camera dei Rappresentati, Paul Ryan, nella quale ha scritto che il Dipartimento di Stato americano ha certificato che il comportamento dell'Iran "è conforme fino al 18 aprile ai suoi impegni" nell'ambito dell'accordo sul nucleare. Un'affermazione che avvia la proroga di altri 90 giorni alla sospensione delle sanzioni all'Iran, come previsto dall'accordo.

Ma subito dopo, correggendo la rotta, lo stesso Tillerson ha annunciato, facendo seguito a una decisione di Donald Trump su nuovi accertamenti, che "senza verifiche sull'accordo sul nucleare l'Iran potrebbe seguire la stessa strada della Corea del Nord" perché "gli Stati Uniti devono valutare ogni minaccia posta dall'Iran".

La lapidaria e non affrettata risposta di Teheran è arrivata dal ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif: "le logore accuse degli Stati Uniti non possono mascherare l'ammissione di conformità dell'Iran all'accordo sul nucleare, obbligando gli Usa a cambiare corso e adempiere ai propri impegni". L'Iran è quindi convinto che, nonostante le urlate ipotesi di Trump di uscita dall'accordo, tutto proseguirà secondo gli schemi e il trattato sarà infine rispettato da tutti.

D'altra parte anche gli osservatori internazionali sembrano essere su questa linea, perché un'eventuale uscita dall'intesa sul nucleare costerebbe molto agli Usa. Un esempio convincente sembra essere quello della Boeing che, grazie alla fine della sanzioni, il 3 aprile scorso ha firmato un accordo con la compagnia iraniana Iran Aseman Airlines per l'acquisto di 60 aerei passeggeri 'Boeing 737 Max' per un importo di tre miliardi di dollari. Un affare che per gli americani significa anche 18'000 posti di lavoro.

SDA-ATS

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