Quanto durerà la "crisi"?

I consumi, al contrario degli investimenti, continuano a tenere. Keystone

Lo stato di salute dell'economia elvetica preoccupa: la crescita stagna e la disoccupazione ha superato il tetto delle 100'000 persone. L'inizio di una nuova lunga fase di stanca, dopo quella degli anni '90?

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 ottobre 2002 - 08:29

Le condizioni sembrano migliori di allora, ma non tutti ne sono convinti.

Gli ultimi botti sono giunti da Swiss Dairy Food e Air Switzerland. Lunedì è stato il loro turno nell'annunciare tagli al personale: altri 310 rispettivamente 58 posti di lavoro cancellati.

Qualche giorno fa era toccato a società come Publigroupe, Ruag, Baumgartner Papiers per un totale di 500 impieghi. Prima ancora al solido gruppo NZZ e alla Rentenanstalt.

Dall'inizio dell'anno sono migliaia gli impieghi sacrificati. "La tendenza è purtroppo ancora al rialzo", rileva l'economista Silvano Toppi.

E riguarda praticamente tutti i settori. A causa del persistente calo delle borse e delle amnistie fiscali italiane (ora si raddoppia...), anche i fino a poco tempo fa indenni mondi delle banche e della finanza ne sono toccati.

Stagnazione o recessione?

Recentemente i principali esperti congiunturali del paese hanno ritoccato al ribasso le previsioni per il 2002: mediamente ora ci si aspetta un +0.3%.

Fino ad alcuni mesi fa la situazione era ancor peggiore. Da marzo 2001 a marzo 2002, per 4 trimestri consecutivi dunque, il trend era addirittura negativo.

Stando alle usuali definizioni, in simili casi si può parlare di recessione vera e propria. Il Segretariato di Stato dell'economia (Seco) ha però optato per il termine stagnazione, forse meno traumatico.

"Per quel che ci riguarda preferiamo concentrarci sulle fasi di rallentamento o di accelerazione della crescita", dice a swissinfo Bernd Schips, direttore del centro studi congiunturali di Zurigo (KOF). "In questo senso, il peggio lo abbiamo alle spalle: dal secondo trimestre di quest'anno la dinamica congiunturale migliora".

Un déjà-vu?

In questo turbinio di definizioni, la sostanza non cambia di molto.

Come all'inizio degli anni '90, il motore dell'economia svizzera fatica a ripartire dopo un periodo a basso regime. Come allora, la disoccupazione sta aumentando: oggi siamo al 2.8%, nel 1997 si raggiunse anche il 5.7%.

"Le similitudini però si fermano qua. Allora, il quadro macroeconomico era caratterizzato da politiche monetarie e fiscali molto restrittive, da un settore bancario in ristrutturazione e da un apprezzamento improvviso ed inatteso del franco svizzero", sottolinea Bernd Schips.

"Oggi, a prescindere dal clima internazionale per il quale possiamo fare poco, la situazione è molto diversa. In meglio".

Incertezza

Di tutt'altra opinione Silvano Toppi. "Il problema di fondo è l'incertezza. Non si capisce dove si sta andando e l'attuale politica economica, fatta di liberalizzazioni e di precarizzazione, non fa altro che accentuare quest'instabilità: non penso che ne usciremo velocemente. Di certo non lo faremo perseverando su questa strada".

"Si assiste ad una crisi degli investimenti", prosegue Toppi. "C'è una sorta di paralisi nonostante i tassi d'interesse siano bassissimi, ciò che invece dovrebbe incentivare gli investimenti. Ritengo non si tratti di un problema congiunturale, piuttosto è una crisi di sistema".

In attesa di stimoli dall'estero

Tra il 1991 e il 1996, l'economia svizzera stagnava, mentre gli altri Stati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) registravano un incremento medio del 12% del prodotto interno lordo (PIL). Oggi invece la Confederazione non è più un caso a sé.

L'intera economia mondiale sta infatti marciando sul posto con lei, almeno per quel che riguarda i grandi partner commerciali della Svizzera (Europa, USA e Giappone). Il problema non è quindi più "principalmente" elvetico.

Secondo Bruno Gehrig, vicepresidente del direttorio della Banca nazionale svizzera (BNS) ciò fa credere che, al momento giusto, questa volta l'economia elvetica sarà pronta a ripartire con slancio.

Per una realtà come quella svizzera che guadagna 1 franco su 2 all'estero, questo "momento giusto" equivale ad una convinta ripresa a livello internazionale. Al momento tuttavia spirano minacciosi venti di guerra...

Marzio Pescia, swissinfo

Fatti e cifre

Crescita prevista per il 2002: mediamente +0.3%;
2001: +0.9%, 2000: +3.1%;
Crescita negativa dal 2. trimestre 2001 al 1. trimestre 2002;
Parziale ripresa (+0.4% rispetto al trimestre precedente) dal secondo trimestre 2002;
Disoccupazione: settembre 2002: 2.8%, pari a 101'889 disoccupati.

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