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Torino 2006: l'avventura è cominciata!

La delegazione elvetica, guidata dal portabandiera Philippe Schoch, un asso dello snowboard

(Keystone)

Con una fastosa cerimonia d'apertura - impregnata d'arte e cultura italiana - si sono aperti venerdì i Giochi olimpici invernali di Torino 2006.

Dopo 60 giorni e 10'000 chilometri percorsi, la torcia olimpica è giunta a destinazione, portata dall'ex campionessa di sci di fondo italiano Stefania Belmondo.

Venerdì 10 febbraio 2006. Sono le 21.13 quando Philippe Schoch fa il suo ingresso nello Stadio Olimpico di Torino sventolando la bandiera rossa con croce bianca. Dietro lo zurighese, i volti degli altri atleti svizzeri sono illuminati da sorrisi radiosi. Un attimo di grande emozione.

«È un grande momento per me e per tutti gli snowboarder in generale. È una sensazione straordinaria e molto stimolante. Ritengo sia un riconoscimento per il mio successo di quattro anni fa», aveva dichiarato il campione olimpico di Salt Lake City subito dopo aver appreso di essere stato scelto come portabandiera.

Onore carico di significato

Già quattro anni fa Swiss Olympic aveva confidato ad un altro snowboarder – il grigionese Gian Simmen – il compito di guidare la delegazione svizzera sventolando la bandiera rossocrociata in occasione dei Giochi olimpici invernali di Salt Lake City.

Quest'anno, altri due atleti potevano ambire a quest'onore carico di significato. Uno era Simon Amman; ma il duplice campione olimpico del 2002 di salto con gli sci non poteva permettersi distrazioni. Le sue gare cominciano infatti già sabato.

L'altro pretendente era Stéphane Lambiel. Senonché il fresco campione del mondo di pattinaggio artistico giungerà in Piemonte solo il 12 di febbraio, poiché al momento è a casa per curare una ferita procuratosi di recente in allenamento.

Festa alla "Casa svizzera" del Setrières

Simon Ammann e Stéphane Lambiel non erano i soli atleti svizzeri assenti alla sfilata di venerdì nello Stadio Olimpico e che non hanno visto l'ex campionessa di sci di fondo Stefania Belmondo accendere la fiamma olimpica.

Una sessantina di persone della delegazione di Swiss Olympic ha infatti seguito la cerimonia d'apertura davanti agli schermi della «Casa svizzera» (Swisshouse) del Sestrières.

Fra loro, membri dello staff medico, accompagnatori, allenatori e anche numerosi atleti come gli sciatori Didier Cuche, Ambrosi Hoffmann, Bruno Kernen o Silvan Zurbriggen.

Un po' di delusione

Secondo il patron dello sci svizzero, Gian Gilli, il fatto che la maggior parte della delegazione elvetica abbia seguito la cerimonia d'apertura dalla «Casa svizzera», è semplicemente dovuto al fatto che il comitato d'organizzazione non ha messo a disposizione un numero sufficiente di biglietti.

«Alcuni atleti che gareggeranno già sabato hanno preferito non partecipare alla cerimonia d'apertura dei Giochi per non doversi spostare dal luogo dove si svolgono le loro competizioni. Ma la maggior parte di quelli che guardano la cerimonia alla televisione avrebbero preferito esserci dal vivo», ha detto a swissinfo.

E aggiunge: «Per quanto mi concerne non fa nulla, perché ho già vissuto questa bella esperienza per ben tre volte. Ma per un giovane atleta è un evento davvero speciale».

Jonny Oberson, tecnico per la squadra svizzera di snowboard gli dà ragione: «Dal punto punto di vista emotivo è molto importante. Ero membro della delegazione elvetica a Nagano e ne serbo un ricordo meraviglioso».

Nel segno della passione

Per questa cerimonia inaugurale gli organizzatori hanno posto l'accento sul tema della passione ed hanno accordato uno spazio preponderante all'evocazione della cultura e dell'arte italiana.

Anche la musica ha contribuito ad allietare e rendere ancor più emozionante l'accattivante atmosfera della cerimonia. Mentre Peter Gabriel ha cantato la nota «Imagine» di John Lennon - introdotta da un'esortazione alla pace di Yoko Ono - Pavarotti si è esibito con l'aria «Nessun dorma», dalla Turandot di Puccini.

Ideato da un gruppo di persone dirette dal produttore Marco Balich, lo spettacolo ha alternato – come d'abitudine – momenti di creatività a spazi rigidamente protocollari e formali.

Nel rispetto della tradizione degli antichi Romani, l'entrata della bandiere italiana e di quella olimpica, l'arrivo delle delegazioni e quello della fiaccola si sono svolte sotto un arco di 40 metri d'altezza formato dai cinque anelli olimpici.

Momento forte della serata è stata l'entrata delle delegazioni di Corea del Nord e Corea del Sud, per la prima volta insieme a una cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici invernali.

Festa anche in Vallese

C'è da scommettere che anche sull'altro versante del colle del Gran San Bernardo, in Vallese, lo spettacolo è stato giustamente apprezzato.

A meno che i vallesani non fossero troppo occupati a dare il via allo spettacolo umoristico «Sion 2006 quand-même» («Sion 2006 comunque»).

Questa manifestazione culturale e festaiola è stata ideata con lo scopo di alleviare l'enorme delusione di tutta la nazione per non poter ospitare queste Olimpiadi su suolo elvetico.

Che la festa cominci allora in Vallese... e anche in Piemonte!

swissinfo, Mathias Froidevaux, Sestrières
(Traduzione: Anna Passera e Michel de Marchi)

Fatti e cifre

I portabandiera svizzeri delle ultime 5 edizioni delle Olimpiadi invernali:
Torino 2006, Philippe Schoch (snowboard)
Salt Lake City 2002, Gian Simmen (snowboard)
Nagano 1998, Guido Acklin (bob)
Lillehammer 1994, Gustav Weder (bob)
Albertville 1992 Vreni Schneider (sci alpino)

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In breve

La cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Torino 2006 si è tenuta all'interno dello "Stadio Olimpico". Ha mobilitato 3'500 volontari e 250 organizzatori.

Il vecchio "Stadio Comunale", costruito negli anni 30 per ordine di Benito Mussolini, è stato rinnovato e ribattezzato per l'occasione. Nel corso delle cerimonie d'apertura e di chiusura dei Giochi potrà contenere 35'000 persone. In seguito sarà utilizzato dall'FC Torino, l'altra squadra del capoluogo piemontese assieme alla Juventus.

Una sessantina di membri della delegazione di Swiss Olympic ha seguito la cerimonia inaugurale dalla "Casa svizzera" del Sestrières.

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