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Una nube tossica con oltre 12 milioni di tonnellate di anidride solforosa ha ricoperto l'Europa dopo l'eruzione del vulcano islandese Bardarbunga, che è durata sei mesi, dal 31 agosto 2014 al 27 febbraio 2015.

La stima è dei ricercatori coordinati da Sigurdur Gislason dell'università dell'Islanda, i quali rassicurano che sulla salute gli effetti sono stati minimi perché non vi è stata una esposizione prolungata alla sostanza.

Pubblicato sulla rivista Geochemical Perspectives Letters, lo studio mostra che il gas emesso dal vulcano in atmosfera ha superato le concentrazioni di questo gas rilevate nel 2011 in Europa. Sulle Alpi austriache per esempio sono state trovate concentrazioni che superavano del 60% i livelli consentiti.

L'anidride solforosa è fra gli inquinanti atmosferici più diffusi e può causare bronchiti, asma, tracheiti, irritazioni alla pelle e agli occhi. In questo caso, a minimizzare gli effetti del gas, secondo lo studio, è stato anche la meteo: la velocità media del vento è maggiore in inverno che d'estate, e così ha disperso rapidamente i pennacchi del vulcano.

Inoltre grazie alle ridotte ore di luce solare in autunno e inverno, solo una minima parte del biossido di zolfo emesso è stato trasformata in acido solforico che si lega alle molecole d'acqua e può causare piogge acide.

Per Anja Schmidt dell'università britannica di Leeds "questa eruzione è una grande opportunità per meglio comprendere come vaste emissioni di anidride solforosa influenzano clima, ambiente e salute".

L'eruzione del Bardarbunga è stata la più grande degli ultimi 200 anni in Islanda, con i suoi 1,6 chilometri cubi di lava, ha coperto un'area grande quanto Manhattan. "

Siamo stati fortunati, ma - ha osservato Gislason - temevamo che l'eruzione fosse simile a quella devastante di 8 mila anni fa, ancora più intensa dell'eruzione del vulcano Laki del 1783 che ha ucciso circa 10'000 persone in Islanda, il 20% della popolazione".

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SDA-ATS