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Potrebbero essere 300 le persone decedute nelle proteste in Egitto, ha affermato oggi a Ginevra l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay. In Tunisia i morti sono invece oltre 200 secondo la missione Onu inviata nel Paese per valutare le conseguenze dei disordini che hanno portato alla caduta del regime di Ben Ali.

In Egitto "il numero delle vittime continua a salire su base quotidiana, con notizie non confermate di fino a 300 persone uccise, oltre tremila ferite e centinaia arrestate", ha affermato Pillay esortando le autorità ad ascoltare le domande della popolazione che chiede riforme in favore della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Con circa due milioni di persone oggi nelle strade, "esorto l'esercito e la polizia ad agire con la massima attenzione e moderazione", ha insistito. L'odierna manifestazione potrebbe essere "un momento chiave nella transizione dell'Egitto verso una società più libera, giusta e democratica", ha aggiunto l'Alto commissario rendendo omaggio al movimento popolare egiziano.

In Tunisia, giorni dopo l'annuncio del nuovo esecutivo di transizione il Paese è ancora in preda all'instabilità e scosso dai numerosi episodi di violenza, veri e propri atti criminali che arrivano fino al centro della capitale. Il capo della missione Onu, Bacre Waly Ndiaye, ha comunicato oggi che sono stati 219 in tutto i morti durante la rivolta, e 510 i feriti.

Tra questi le vittime degli scontri sono state 147, mentre 72 persone sono morte nelle rivolte delle prigioni, da cui sono fuggiti anche molti detenuti, fino a 11 mila aveva reso noto il governo nei giorni scorsi. Il bilancio non è comunque ancora definitivo, ha aggiunto la missione Onu. Mentre ad oggi rimane a 78 la cifra ufficiale dei morti fornita dalle autorità tunisine.

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SDA-ATS