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La Dichiarazione di Berna, il Partito socialista e i tunisini in esilio hanno reagito positivamente alla decisione del Consiglio federale di bloccare con effetto immediato eventuali averi detenuti in Svizzera dal presidente tunisino deposto Ben Ali e dal presidente ivoriano sconfitto alle ultime elezioni Laurant Gbagbo e dai loro entourage.

Si tratta di un passo nella direzione giusta, hanno indicato alcuni dei circa cinquanta tunisini che hanno partecipato a una manifestazione di solidarietà questo pomeriggio a Berna. Tuttavia non è sufficiente: "bisogna andare oltre questa lista. Molti amministratori che hanno rubato il denaro del popolo tunisino detengono conti in grandi banche svizzere", ha affermato il coordinatore del Comitato di sostegno al popolo tunisino (CSPT) in Svizzera Anouar Gharbi.

Il PS è più che soddisfatto della decisione del Consiglio federale, considerata un segnale forte, ha detto all'ATS il portavoce Jean-Yves Gentil. In questo modo le autorità garantiscono al popolo tunisino che il denaro resterà bloccato fino a quando sarà determinato il legittimo proprietario. Inoltre mostra ai potentati del mondo che i loro soldi non sono più i benvenuti in Svizzera, ha aggiunto.

Tuttavia non è certo che Ben Ali e Gbagbo abbiano effettivamente dei conti in Svizzera. Olivier Longchamp della Dichiarazione di Berna ha indicato all'ATS che la sua organizzazione non ha indizi in questo senso. Ma se dovessero esistere significherebbe che la Legge sul riciclaggio di denaro non viene rispettata dalle banche elvetiche, sebbene sia in vigore dal 1998, ha sostenuto.

Per l'Associazione svizzera dei banchieri la decisione del Consiglio federale dimostra al contrario che il sistema svizzero funziona, ha detto la portavoce Rebeca Garcia. Gli strumenti a disposizione sono i migliori a livello internazionale.

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SDA-ATS