Un piano congiunto per ridurre l'enorme afflusso di migranti sulla rotta dei Balcani. È quanto ha concordato oggi l'Austria con i nove Paesi dei Balcani occidentali invitati a un summit organizzato da Vienna per cercare di risolvere la crisi dei rifugiati.

I dieci paesi che hanno partecipato alla riunione hanno deciso di sostenersi l'un l'altro mediante l'invio di agenti di polizia nelle zone di confine particolarmente colpiti dai flussi migratori.

Si è inoltre concordato di unificare i criteri per la registrazione e l'espulsione dei rifugiati. "Non possibile continuare a lasciare passare i migranti attraverso la via più veloce verso l'Europa centrale", ha detto il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, al termine del meeting.

Alla riunione sono stati invitati i ministri di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Kosovo, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia. Mentre è stata esclusa la Grecia che ha definito la decisione "unilaterale e non amichevole" che dà l'impressione di voler "accelerare in nostra assenza decisioni che ci riguardano direttamente".

Kurz ha tuttavia difeso la riunione di Vienna affermando di non credere che manchino i vertici in Europa: "quello che manca è piuttosto la volontà di ridurre in modo deciso il flusso di migranti".

Mentre il ministro degli Interni austriaco Johanna Mikl-Leitner ha sottolineato che "anche se non esiste una soluzione europea comune e voluta da tutti, è necessario esercitare una pressione attraverso misure nazionali e regionali, per creare una reazione a catena".

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